Quella vista mi consolò alquanto e mi distrasse: così che postomi dietro una siepe arborata che dava un po' d'ombra, seguiva con gli occhi quei lavoratori.
Soltanto le teste e le spalle apparivano dietro le spighe, e il manipolo in una mano e nell'altra la falce: si avanzavano in fila, di fronte, movendosi come in ritmo; muti, rossi di sudore e recidevano, recidevano quelle spighe. Dietro erano le spigolatrici, curve, mute esse pure, oppresse dalla caldura senza vento che pioveva dalla serenità meridiana.
La schiera dei mietitori mi passò davanti ed ora la scorgevo da tergo, curva e allineata su le alte spighe, lasciando dietro di sè il campo brullo ed irto degli steli recisi.
Intanto da una casa non molto discosta si levò una spira di fumo, sottile, che saliva come un viticcio e si dilatava sfumando nel cielo. Poi suonò mezzogiorno. Allora il passo dei mietitori si arrestò e le falci caddero.
In breve tempo i covoni sparsi a regolari intervalli nel campo furono raccolti e ammucchiati in alcune biche, poi l'uno dopo l'altro quei lavoratori si avviarono verso la casa. «Ecco la soave ora del pasto e del riposo meridiano!» pensava, e quella dolcezza dei campi finì per placarmi lo spirito e i sensi di una serenità melanconica e stupida.
Poco lungi, fra gli alberi, si scorgeva un'altra casetta dalla cui porta pendeva una frasca. Mi vi recai ed ebbi da rifocillarmi. Poi feci ritorno presso la siepe dove era prima; e fosse effetto del caldo o della piacevolezza dell'ombra che la chioma di un albero stampava sul terreno, fatto è che mi addormentai.
Quando mi risentii, l'ombra dell'albero avea girato ed il sole battendomi sul volto, mi avea desto. Il sole, oltrepassata più che la metà del suo corso, pareva essere fermato nel cielo.
La lucentezza dell'aria mattutina avea dato luogo ad un'afosità di vapori che toglievano ogni trasparenza e veduta delle cose lontane.
Il silenzio era solenne. E allora, in quello stupore che coglie chi si desta da un grave sonno, fu un suono che da prima mi parve come un pispiglio di uno stormo di passere: tacque e ripigliò più saltellante e vivace.
Erano risa di donne.