Ad un certo punto cadendo si voltò con la schiena all'ingiù. Un lamento, ma che era forte come un nitrito, squarciò l'aria e mi rimase nell'orecchio. Era caduta su di una punta aguzza dello scoglio; si era squarciata il fianco: almeno così doveva essere perchè l'acqua mi parve rosseggiare ad un tratto e l'onda sopravveniente la dissipò.
Allora ebbi paura e voleva fuggire, ma non lo poteva e rimasi lì con l'occhio fisso in giù.
Mi intronava alle orecchie un ronzìo come se due sciami di vespe fossero usciti dalla terra e disperdendosi in alto mi susurrassero qualche cosa di pauroso e di infausto.
Però non sentii nè pietà nè rimorso nè mi mossi per soccorrerla; anzi era una specie di piacere o almeno di sollievo che io provava a quella vista sanguinosa giacchè avevo così trovato una distrazione alle laceranti imagini che mi straziavano. Ma queste ed ogni altro senso o pensiero si andava affievolendo in una stupidità generale, come le ultime vibrazioni di un diapason tremano per lungo tempo dopo avere emesso il primo suono.
Lo scoglio dovea esser liscio dalle alghe perchè lei tutte le volte che l'onda la sospingeva in su e tentava di arrampicarsi, ricadeva nell'acqua. E poi le zampe di dietro, vicino alla ferita, si vede che non aveano più la forza di puntare ma che erano già morte: solo le zampine davanti, quelle zampettine che poco prima saltellavano con la baldanza di un polledro, si provavano di risalire su arcuandosi per lo sforzo, e tutto il corpo tremava per il freddo dell'acqua o per il brivido della morte. Ma certo le forze le erano fuggite col sangue perchè ogni tentativo era sempre più debole e la lieve onda della marea minacciava di rovesciarla.
La sua testolina nera col suo musino appuntito erano o mi parevano rivolti ancora verso di me e gli occhi neri ineffabilmente tristi non aveano e mi pare che non avessero che un'espressione di pietà.
Non un lampo di ferocia o di odio vi passò; le labbra non si sollevarono a scoprire il digrignìo dei denti. Nulla. Era una pietà, una gran pietà per me.
Un'onda più forte la rovesciò e la fece andar sotto. Allora potei muovere il passo dal luogo dove era; e mi avvidi che correvo forte e con terrore come se qualcuno mi inseguisse. Solo quando ebbi svoltata la strada fermai il passo e allora mi accorsi con meraviglia che era venuta la notte.
Finalmente o meravigliosa notte eri venuta e mi avevi ravvolto delle tue ombre, ed io era entrato nel bagno delizioso e profondo delle tue tenebre.