— Be'... facciamo a tuo modo: «Terzo poscritto: tuttavia sperate.» E adesso prendi la lettera e nascondila sotto il suo capezzale... E per oggi è finita! Si sedette al piano e ne fece zampillare fuori un gorgoglio di note allegre e andanti come di galoppo: il preludio della Carmen. Si fermò, poi giù altro scoppio di suoni, ma baccanti e lascivi che durarono un pezzo: un'aria della Gran via.
Si fermò ancora, e stava per riprendere un terzo motivo, quando qualche cosa di lugubre si udì in quell'intervallo. Nora si scosse e rimase con la mano sollevata su la tastiera.
Era uno scoppio di tosse, ma così cavernosa e secca che pareva che le viscere si dovessero staccare e lacerare. Gli scoppi di tosse si susseguirono con spasimo decrescente poi tacquero in una specie di rantolo.
— Povero ragazzo! — sospirò Nora.
Ma allora si udì un passo che strascicava in fretta sul corridoio.
— Dio! la signora! — mormorò la cameriera, e si curvò tutta nell'atto di spolverare.
Anche Nora fece per istinto la mossa di alzarsi dallo sgabello, ma non ne ebbe il tempo, che la signora sollevò il velluto della portiera.
Una figura scarna e patita s'inquadrò su la soglia.
Disse con voce sibilante:
— Voi, nipote mia, mi volete obbligare di dire ad Antonio che venga a portarvi via il piano: è una misura severa, ma voi mi costringete.