Fu una breve pausa; Nora non rispose. La voce della signora si ammorbidì, come di un tremito e continuò:
— Tu lo sai, Nora, nessuna emozione, sopra tutto nessuna emozione; i medici dicono tutti così; e la musica è una emozione.
— Ma scusate, zia — rispose questa volta la giovane con mal celata impazienza — io non ho mica suonato la marcia funebre dell'Aida! Guardate: tutta la musica seria l'ho messa via. Questa che mi rimane, eccola qui: Madama Angot, la Carmen, la Gran via...; tutta musica allegra....
— E sconveniente — ribattè la signora.
— Adesso la musica sarà diventata un romanzo dello Zola da essere sconveniente! — rispose Nora con lieve accento di scherno.
— Si vede dunque che li leggete — ribattè la signora con ironia.
Nora tacque.
— O sconveniente o no — riprese colei — non si suona. Anzi permettete. — Si mosse verso il piano, lo chiuse e si mise la chiave in tasca.
— Così è levata anche la tentazione. E poi — aggiunse osservandola meglio — siete ancora in accappatoio, a quest'ora! Sono le undici oramai. Che cosa avete fatto tutta la mattina? Tutta nuda — e aperse con dispetto l'uno e l'altro lembo dell'accappatoio denudando le spalle e il seno —, tutta nuda e tutta spettinata ancora! e la finestra aperta! Volete dunque ammalarvi anche voi?... Le stanze devono essere a dodici gradi; qui si gela! chiudete quella finestra.
Lisetta si affrettò a chiudere.