— Otto pagine.
— Anima cara e santa! — sospirò Febo.
In quella entrò la signora e dietro suor Angela: avea gli occhi un po' rossi, ma era serena.
— Tu, mamma — le osservò Febo scherzosamente — sei proprio egoista e cattiva. Oggi mi sento così bene, mi sento così allegro che mi vien da ridere, e tu mi sgridi e vai via....
— Io lo dico per tuo bene, figliuolo — ella rispose con pacata mestizia.
Un filo di sole sbiadito avea intanto trovato strada fra i cortinaggi e si stendeva su la tovaglia. Il cameriere avea recato il vassoio col caffè. Febo volle porgere lui la tazza a Nora e la guardava a sorbire; poichè ci metteva tanta grazia con quelle labbra che si stringevano così rosee sull'orlo della tazza, e la pelle della gola che le risaliva in su ad ogni sorso.
— Voi, Febo, non prendete il caffè? — domandò voltandosi e chinandosi verso di lui; e in quell'atto il raggio di sole la investì nel volto e balenavano le gote e le pupille; e i riccioli neri e ribelli parevano tutti vaneggiare largamente su la fronte.
— La mamma non vuole — rispose il giovane scotendosi dalla sua contemplazione estatica. — Vero che non vuoi, mamma?
— No, figliuolo, se no perdi il sonno questa notte.... — rispose la signora e si rivolse ancora distrattamente ad udir suor Angela che avea ripigliato a raccontare di una mirabile guarigione della Madonna di Lourdes.
— Allora niente caffè, signorino! — disse Nora scherzosamente.