Da Novi a Pavia
(MEMORIA DI VIAGGIO)
Quando mi scossi dal torpore che mi aveva vinto per tutta la notte che si attraversò la maremma e la Toscana, si era alla Spezia ove il diretto avea fatto sosta quasi di botto; e quel rude serrarsi ed arrestarsi delle ruote mi aveva desto.
Fuori della tettoia, dietro le lunghe file dei convogli fermi su le rotaie morte, un'alba livida di cenere si disegnava a pena. La pioggia flagellava sui vetri e dal mal chiuso telaio entrava il gelo ed il brivido di quell'alba autunnale. Poi il diretto riprese la sua corsa internandosi ogni momento fra gran turbini di fumo ne le interminabili gallerie che si susseguono sino oltre Genova: e nei brevi tratti che ne usciva, si scorgeva di sotto il mare che spumava in grandi onde cerule e si arrampicava urlando su per le pareti granitiche della scogliera.
Brutta cosa — pensava — trovarsi in mare; e dolce cosa invece svegliarsi a casina sua nel suo letto. — Chi ha fatto questo rumore? Sono le sorelle che ridono? o è la mamma che porta il caffè al figliuolo?
***
Si passò Genova, Sampierdarena; e benchè il giorno fosse fatto più chiaro (la pioggia non era ancora cessata) pure ne gli occhi mi perdurava la visione grigia ed uggiosa dell'alba, quale mi era prima apparsa lungo la riviera di levante.
A Novi il diretto proseguiva per Torino e convenne scendere e salire dopo un'attesa di un buon quarto d'ora sul treno omnibus che conduceva a Milano.
Era un vecchio scompartimento di seconda classe, coi sedili senza molle, le pareti giallastre con la vernice scrostata; freddo, basso, dove l'aria ci frizzava da ogni parte; e la reticella era solo da un lato.
Salii per il primo senza nè meno guardare chi venisse dopo di me; cercai un angolo, e tiratomi sul capo la coperta da viaggio, provai di conciliarmi un po' di sonno che mi sentiva sfinito dalla stanchezza. Così in confuso capii che altri viaggiatori erano saliti e parlavano fra loro; ma il rumore della pioggia era più forte delle loro parole e il torpore che mi aveva ripreso era più forte della pioggia e delle voci.
Il vecchio carrozzone si mosse alfine ballonzolando su le rotaie troppo larghe per le sue ruote consunte; e pure il sonno cominciava a stendersi sopra di me in una benefica dimenticanza di molti e non lieti pensieri, quando insensibilmente una voce di donna cominciò a farmisi intendere su quel brusìo di voci, e cresceva sempre più forte e più uggiosa e più continua che lo scotimento stesso del treno.