Io feci cenno di sì.
— Bene — riprese —, lo dica lei a questo signore qui che viene dalla Merica e non ci crede; è vero o non è vero che noi italiani siamo tutti in miseria? — V'era in queste parole una certa mite rassegnazione e non so quale doloroso convincimento che pareva dire: — ma vi pare possibile che possa essere diversamente; e come si fa a non crederlo?
— Sicuro che della miseria ce n'è — risposi io.
— Oh, bravo! manco male! E adesso mi dica lei (si rivolgeva proprio a me) che cosa doveva fare io? A Mantova un posto che sia un posto per un giovane come si deve non c'è a pagarlo un occhio; e il mio Carletto, non sta a me a dirlo, ma è proprio un bravo giovane.
Stia a sentire: lui ha fatto le tecniche, che è una bella istruzione; dopo ha fatto il soldato da volontario, perchè il proprio dovere verso la patria o prima o dopo bisogna farlo, non è vero lei che è giovanotto? Era nel 70º di fanteria e il suo capitano gli voleva un bene... un bene, che se viene a trovarmi a Mantova gli faccio vedere le lettere che gli scriveva. Basta, è venuto via col grado di sergente. Dopo cosa doveva fare, povero figliuolo? Io raccomandarmi, io cercare, io far le scale, andar da questo, da quello, fargli far le istanze, far accendere due candele alla Beata Vergine se riusciva a trovare un posto. Ma che! Niente, quando si dice niente....! Le ferrovie sono tutte chiuse; concorsi non ne fanno più; al municipio peggio che in altri siti; e noi, veda, si era contenti anche di un posticino da prendere cinquanta lire al mese. Anche lui era avvilito, perchè a dirla tutta, il mio Carletto è buono, ma, se vogliamo, non ha molto spirito. Tira più a suo padre che a me. Oh, se avesse lo spirito che ho io, sarebbe un'altra cosa. Ma già tutti non possono essere uguali! Oh, io non ho paura di niente; faccia franca e avanti! Sanno loro quando è partito il vapore di mare chi piangeva? Loro diranno che piangevo io. Nè pur per sogno. Io rideva.... Piangeva lui che è un giovanotto. Ecco, un po' di dispiacere l'ho provato piuttosto quando lasciò la casa a Mantova. Ma cosa vuole: suo padre, mio marito, non lo voleva lasciar andar via: gli si era attaccato ai panni e piangeva, piangeva che era una vergogna per un uomo di quella età: ma io niente; è tutto per il suo bene; ed io sarei stata una cattiva madre se avessi detto al mio Carletto; no, rimani, sta con noi! Non è vero, signori?
Il discorso diretto a me si era poi esteso a tutti i viaggiatori. Ma il napoletano accendeva uno zigaro, la signora pareva assopita, il tedesco non capiva niente.
— Dico bene o dico male? — ripetè, e ci guardò tutti in volto senza avvedersi della comune indifferenza.
Ma pigliando il nostro silenzio per esitazione a rispondere in modo affermativo, impallidì e si commosse. Si capiva che avea bisogno di essere rassicurata.
— Lei ha fatto bene, signora — diss'io.
— Ah, ecco — rispose trionfalmente come la pensa la gente istruita, la gente che ha esperienza di mondo. Ma lo venga mo' a dire a quelle zoticone laggiù di Mantova? Tu tradisci tuo figlio, laggiù ci sono i mali cattivi, bisogna stare tanto tempo in viaggio, dicevano. Stupide, dico io, e... e..., è che sono stupide.