La macchina fischiò; il treno a poco si fermò sotto la pioggia.
— Siamo a Pavia, signora! — le dissi.
— Finalmente! — e prese tutta la sua roba e discese.
— Adesso vado a sentire dal capo stazione quanto tempo devo fermarmi a Pavia — disse —, e loro signori stiano bene e facciano buon viaggio, e lei — aggiunse rivolgendosi al brazileno — chi sa che un giorno o l'altro non ci vediamo in America e allora si vuol stare tutti allegri in compagnia.
Si scostò, attraversò i binari equilibrandosi alla meglio fra la borsetta e il sacco dei banani; e dopo aver chiesto a due o tre impiegati, si rivolse ad un altro di quei mandarini che vivono sotto le tettoie delle stazioni e sotto la mitra rossa dei loro berretti. La vidi parlargli umilmente e.... poi fece un atto di disperazione; ripassò per i binari in furia e venne al nostro sportello.
— Ma sanno, sanno, signori, a che ora giungo a Mantova? Alle undici.... capiscono..., alle undici e quaranta!
Non potè dire altro: una guardia la scostò bruscamente e il treno si avviò. La rividi riattraversare i binari.... poi ferma col capo chino sotto la tettoia già deserta, con la borsetta in una mano, nell'altra il fagotto dei banani, i frutti dolci come il miele che mangerebbe suo figlio; e non potei staccare gli occhi da lei sinchè il treno, fuggente sotto la pioggia, non me l'ebbe tolta dallo sguardo.
Per un ribelle
. . . . . . . Pictoribus atque poetis
quidlibet audendi semper fuit aequa potestas.