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Ed ora cominciamo: Chi è costui? Vi potrei rispondere con una frase d'effetto: È un uomo che ha fame. E sarei nel vero, perchè a casa sua è una inverosimiglianza che a mezzogiorno bolla la pentola. È anche la fame che lo fa cantare quelle atroci cose.

Ma io vi dirò di più: Egli è un'anima che ha fame!

I suoi compagni lo hanno spesso costretto ad assidersi a delle imbandigioni da disgradarne Panurgio e Pantagruel, e gli hanno posto innanzi una serie interminabile di bottiglie; poi lo hanno accompagnato a casa cantando.

Ma la sua è una bulimia che non si placa per cibo, è un'arsura che non si smorza col vino, è un dolore che non si conforta coi canti.

Andiamo innanzi: Voi lo accusate anche dello abbominevole vizio dell'ubbriachezza. Di fatto egli si è dato a questo smodato uso del succo settembrino. Ma, in sostanza, egli è sobrio. Assicurategli ogni giorno una ciotola di minestra, sia pure di fagiuoli, una stanza al quinto piano senza che il locatario lo venga a infastidire con la pigione, un abito nero per uscire decente, e voi lo troverete tutto il giorno occupato a dipingere le sue teste di angeli e di Madonne; e barbe di profeti e vergini supplicanti.

Se poi lo accoglierete con onore ne le vostre case, se lo farete partecipe della vostra intimità, gli comprerete o almeno gli loderete il quadro, lo andrete a visitare nel suo studio, egli sarà un uomo felice e troverà che il mondo gira così bene col sole e con la luna che lo vagheggiano a volta a volta, con tutto quel bel mare azzurro e quei boschi e quei campi, e non gli verrà nè pure in mente di invocare

il rabido

coro degli Austri fremebondi e urlanti

e di dire: