Il giovanetto era un cosino smilzo e macilento, e in quella solitudine della biblioteca, in mezzo a que' quadri e a quelle vecchie stampe si innamorò pazzamente dei colori e dei pennelli.

Le sue letture preferite erano il Trattato della Pittura del Vinci, le Vite del Vasari e quella del Cellini, e ne sapeva molti passi a memoria; e voi avrete osservato che egli, senza avere mai messo piede in una delle così dette scuole classiche, scrive con una robustezza sintetica e con periodi vibranti e densi di pensiero che fanno contrasto con le abbominevoli massime di distruzione che vi professa.

Ma la sua passione era il contemplare le vecchie stampe che riproducevano i quadri e le tavole dei pittori antichi. Il Lippi, il Masaccio, Sandro Botticelli, in genere i pittori del quattrocento, esercitavano su di lui un fascino irresistibile. Parlava del Ghirlandaio, di Luca Signorelli come di amici presenti, e in mirare quelle energiche e forti espressioni umane della nostra rinascente arte italiana la quale con tanta coscienza si era emancipata dalle mistiche e ingenue forme medioevali e avea così divinamente, così audacemente affermata la natura e la vita, egli, il giovanetto, perdè la ragione e il senso delle cose reali; ma vivea sempre in mezzo a quelle figure e le sognava, io credo, rinnovate in un'altra e grande arte contemporanea.

Per lui tutta la storia dei secoli XV e XVI si riempiva della vita e delle opere di questi grandi pittori. Pontefici, re, guerrieri, gran signori non esistevano che come seguito e corteo di quelli.

Tutto quel magnifico e meraviglioso cinquecento gli passava davanti agli occhi come una visione di fate e gli tenevano le veci quasi del mangiare e del bere. Erano i suoi amici che passavano!

Allora cominciò a sporcarsi le dita coi carboncini e poi co' colori, tutto da per sè, senza aiuto o consiglio e così durava da non breve tempo.

Qualche vecchio gentiluomo, qualche canonico, qualche stravagante erudito, i soli che (voi lo sapete) in questa nostra città frequentino la libreria, vedendo il giovanetto tutto curvo sul telaio, là in una delle aule, nel punto dove batteva un raggio di sole giù dagli alti finestroni, si fermavano a guardare.

— Questo garzonetto o giovincello ha inclinazione per l'arte della pittura, eh? — si domandavano con voce chioccia e nasale — Bene, bene! Bravo, figliuolo mio, lavora, carino...! E che dipingi mai? Ah, una Madonna! Bene, figliuolo caro, sempre con la santissima religione e farai buona fine! Iddio ti assisterà.

— Fa tutto da per sè! — avvertiva pianamente il padre che si era accostato al visitatore.

— Ah sì? Allora — dicevano coloro — è proprio la benedizione del Signore! Coraggio!