Al vecchio gli occhi che avea sempre rossi e lagrimosi, si colmavano di maggior pianto e il giovanetto movea la matita con alacrità convulsa come avesse voluto far venir fuori la sua figura dalla tela, in un colpo, e farla rizzar gigante e ridente su per quel raggio di sole.

Ma dopo alcun tempo pensò che pur bisognava uscir fuori da quella solitudine della biblioteca e farsi conoscere; ed allora avvenne che esponesse un quadro. Il babbo con la sua barba bianca poteva servire da modello, e così fu.

Le domeniche e tutti i giorni che la libreria stava chiusa, il vecchio posava davanti al figliuolo con in dosso la cappa rossa di un sagrestano e gli occhi rivolti al cielo: dovea figurare un profeta o un veggente al naturale. Quando il quadro fu finito, si lavorò per la cornice, e con certi regoli di legno e loro arnesi l'ebbero condotta a termine. Un libraio che avea una bella vetrina sul corso si acconciò ad esporre il quadro; e il giovanetto trepidante, una sera in su l'imbrunire, lo trasportò in quella bottega e lo dispose in modo che fosse in buona luce. Se ne fece un gran parlare, ma le critiche non furono benevoli e la cosa poi finì ne la solita indifferenza. I primi giorni tutti andavano a vedere; e i contadini che venivano al mercato, davano di grandi urtoni perchè volevano vedere anche loro. — Chi è? cos'è? È un beccamorto con la tonaca rossa! È un matto che muore! To' to'! è il vecchio della libreria. Proprio lui, vivo sputato! È il figliuolo che ha fatto il ritratto al padre: si vede che gli vuol bene; e perchè l'ha vestito di rosso? che bisogno c'era di metter fuori i ritratti di famiglia? Vada, vada ad imparare il disegno geometrico, l'ornato e la prospettiva ne le scuole — sentenziava fra gli altri con amaro spregio il maestro di disegno delle scuole tecniche — e poi farà l'imbrattatele.

— Tutte le pulci han la tosse — diceva uno degli intelligenti — Tutti dottori, tutti avvocati, tutti artisti! Vecchio matto, all'officina lo mandi!

Poi la gente non si fermava più e il veggente rimase per qualche giorno ne la vetrina con la sua tonaca rossa, gli occhi inspirati e l'indice alzato ad indicare il cielo tutto il giorno fra quella gente che non ci badava più che tanto.

In questo tempo il vecchio venne a morte e per il giovanetto cominciarono i giorni tragici della fame.

Uscì dalla biblioteca, si rivolse ai signori, ai preti se avessero avuto da fare qualche ritratto, da ripulire o accomodare qualche quadro in chiesa. — Mi dispiace, figliuolo, ma proprio non ne ho di commissioni! — rispondevano tutti. E pure per le nozze della contessina B*** avevano fatto venire un pittore da Firenze a farle il ritratto e lo aveano pagato fior di quattrini. Perchè non affidare a lui l'incarico? Egli piangeva di dolore e di rabbia e pure seguitava a dipingere, a dipingere, a dipingere nel suo stambugio sotto i tetti.

Un giorno il bibliotecario che era un uomo da bene e aiutava la vedova di nascosto del figliuolo, gli disse: — Carino mio, tu bisogna che cominci da capo e vada a studiar fuori. Breve: lo indusse a fare una domanda al municipio per avere un piccolo sussidio, e poi si diè attorno a raccomandarlo ai consiglieri. — Ma chi è costui? — dicevano — È figlio di un clericale. Deve essere uno stravagante come il padre. Se il municipio dovesse aiutare tutti quelli che si credono di avere una vocazione, addio finanze. — E il dabben uomo ribatteva: — E avete pure i fondi stanziati per i sussidi agli studi. — Ma gli altri — rispondeano — presentano dei buoni documenti e in regola: questo qui che studi regolari ha fatto? Dove è andato a scuola? Le scuole allora a che fine ci sono?

— Ti devi raccomandare un po' anche tu, figliuolo — diceva poi al giovane il suo protettore.

— Io? io no. Io ho la mia arte. — Basta: tanto disse e fece quell'uomo per bene che gli fu assegnato un sussidio di trecento lire. E allora andò a Roma a studiare e vi rimase sei mesi. Avea ne la valigetta due paia di scarpe con la suola ferrata come costumano i montanari, ma le riportò a casa sfondate, tanto avea fatto un gran girare pei musei, per i fori, per le strade. E l'accademia? L'accademia niente.