[88.] Ib., Châtiments, in fine.

[89.] L'Hübner, più conforme a verità e più acuto del servo encomio o del codardo oltraggio, così lo delinea per conto suo: «Egli non vuole, egli non sa discutere: il suo sguardo spento, che tuttavia lancia talvolta baleni, i tratti immobili del volto formano alla lor volta una maschera ed una corazza impenetrabili; e lo si lascia sempre con l'impressione di non essere stati compresi da questo spirito, in apparenza ottuso, in realtà perspicace, che non comprende perchè non vuole comprendere o perchè non vuole che ci accorgiamo che egli ha compreso». (I, pag. 82.) Che questa taciturnità naturale fosse poi da lui sfruttata come maschera, lo sospetta l'Hübner, dicendo: «L'Imperatore Napoleone che sa essere incantevole quando vuol esserlo, e molto buon parlatore quando gli garba uscire dalla sua taciturnità abituale, ci raccontò qualche avventura della sua vita di esule.» (I, pag. 115.)

[90.] Vedi R. De Cesare, Roma e lo Stato del Papa, II, pag. 42.

[91.] Ib..

[92.] Ib., pag. 433.

[93.] Ib., pag. 428. Di questo sentimentalismo cavalleresco vedi le probabili cause più avanti.

[94.] Il 3 agosto telegrafava da Metz al Duca di Grammont: «Nonostante ciò che porta Vimercati e malgrado gli sforzi del Principe Girolamo, io non cedo per Roma». E il Vimercati portava in nome di Vittorio Emanuele il progetto d'alleanza fra l'Austria e l'Italia per la neutralità armata e comune azione diplomatica. Vedi R. De Cesare, pag. 430.

[95.] Mazzini, Scritti, X, pag. 27.

[96.] «Fosco figlio d'Ortensia», nota perifrasi del Carducci.

[97.] Stéfane-Pol, pag. 323.