Ricorderemo che quando Napoleone fu deposto, domandò al suocero la moglie e il figlio. E l'imperatore d'Austria negò. Ricorderemo che nel marzo del 1815, quando Napoleone riprese per cento giorni l'impero, domandò ancora la moglie ed il figlio e l'imperatore d'Austria negò. Al giovanetto fu mutato abito, linguaggio, nome. Il bel castello di Schönbrunn fu la imperiale fiorita Bastiglia ove languì, morì — nuova maschera di ferro — il figlio di Napoleone.
Dopo ciò che cosa è il «Bellerofonte» che naviga verso l'isola di Sant'Elena? che cosa è Hudson Lowe, il carceriere feroce?
Dunque bene aveva titoli di benemerenza Francesco I imperatore d'Austria per coloro che in Italia odiavano Napoleone. Ma altra cosa conviene dire per ispiegare come molti si fecero incontro all'Austria, tanto che aristocrazia di sentimenti fu detto il parteggiare per l'Austria, e in Milano quell'aristocrazia provocò un tumulto per affrettare l'ultimo crollo del dominio francese. Io voglio dire il giuoco degli interessi, la molla occulta che governa tanta parte dei fatti umani: la classe dei nobili sperò nel ritorno dell'Austria il ritorno degli antichi privilegi e nei soldati austriaci videro soltanto i buoni servi armati, che li avrebbero difesi dalla Rivoluzione.
Ma più sottile cosa conviene dire, cosa confessata a mezzo, occultata spesso, determinabile con fatica e che tuttavia è la ragione per cui i fatti si svolgono in un certo modo costante.
Molte persone, all'infuori di ogni interesse ed opinione, provano un invincibile senso di repugnanza contro la mediocrità e la viltà invidiose, procaccianti, trionfanti: queste numerose e maligne forze umane si sviluppano tanto in regime aristocratico come in regime democratico e per distruggerle io dubito che convenga distruggere l'umana natura. Ma certo in clima democratico hanno una fioritura più appariscente o se vogliamo dire in altro modo, possiamo dire che il regime aristocratico vietando molte cose, vieta nelle piazze l'ingombro e il tumulto dei ciarlatani e dei cavadenti e non permette le grida di viva o di morte che il publico alterna. Il regime aristocratico, inoltre, essendo più stabile, non permette così facilmente che sul corpo della povera volpe, caduta nel fosso, e succhiata dalle mosche canine, queste, gonfie di sangue, siano scacciate per dare posto ad altre mosche di altrettanto più avide quanto meno sono pasciute. Ora molte nature sensibili dovendo scegliere tra due mali, dànno la preferenza a quello che è meno nauseabondo.
Chi non ricorda, ad esempio, le terribili invettive di Ugo Foscolo nella «Ypercalypseos» contro la demagogia del tempo napoleonico, e le atroci accuse contro Milano, «Babylon minima», che pur fioriva di uomini insigni, compreso lui, il Foscolo, magnifico figlio di quella democrazia?
Ma la verità è questa: quei grandi sono rimasti e la turba agitata e agitante è scomparsa, come allorchè la nobile pianta è riuscita a crescere a dispetto delle male erbe che rigogliose attorno le succhiano l'umore, più quelle non teme, anzi intorno le uccide.
Certo che per allora l'Austria si presentava a molti come la giustiziera contro l'invidia demagogica, contro «quei prepotentoni di Frances», come il buon governo che riconduceva il quieto vivere e il lauto «pacchiare».
Giovannin Bongee col suo fratello Marchionn di gamb avert, avevano di che querelarsi: donna Fabia Fabron De-Fabrian poteva con amabile terrore, ma sicura oramai, parlare nel suo salotto al frate confessore delle «fellonnii» del passato tempo francese, e dei «sovvertiment de troni e de costumm».
Blandamente e con mano guantata si insinuò l'Austria in Italia: tanto che il suo ritorno venne cantato da Vincenzo Monti come il ritorno di Astrea. Ma pare che l'Austria gradisse poco, non dirò le lodi, ma il lodatore, sì che ne cercò carezzevolmente lui altro: costui era però d'altro metallo. Ugo Foscolo odorò il lupo sotto il manto del pastor buono. Preferì il volontario esilio, anzi, come dice il Cattaneo, diè primo all'Italia questa nuova istituzione: l'esilio.