[202.] Vedi tutto il vol. X degli Scritti del Mazzini.

[203.] Vedi Mazzini, Scritti, X, XX. La formula plebiscitaria, provocata dopo Villafranca, fu, come è noto, ben altra. Nella lettera «al conte di Cavour» del giugno '58, v'è questo passo: «Voi non potete, senza stoltezza, credere in una serie di principi: noi ci accostiamo rapidamente a tempi, nei quali ogni monarchia sparirà. I vostri affetti devono essere concentrati sul regnante d'oggi. Or la potenza che vi dànno le forze che portate sul campo, e l'abitudine inveterata nei popoli di essere e mostrarsi grati anche a scapito della propria salute, vi assicurano che, serbando a quel re il vanto di aver contribuito con le armi a liberare il paese, voi gli serbavate, se non la corona, la presidenza almeno d'Italia», pag. 78.

[204.] Carteggio Casati-Castagnetto, pag. XLVII.

[205.] Mazzini, Scritti, X. pagg. 312. 313.

[206.] Mazzini, Scritti, X. pag. XVIII in nota; e pag. 205: «Vogliamo la guerra all'Austria, ma non vogliamo combatterla a fianco di un altro straniero che ha fondato, sui cadaveri dei nostri migliori, una usurpazione militare a pro della tirannide di Roma». Non è qui il luogo di rifare la storia della spedizione francese del '49 contro Roma. Richiamiamo tuttavia il passo a pag. 106, e ricordiamo che il Guizot (Memorie, VIII, pag. 403) ai primi accenni di rivoluzione in Roma fece nel gennaio del '48 allestire una spedizione di 5000 armati, pronta ad imbarcarsi per Civitavecchia; ed è noto che se fosse mancato l'intervento francese, sarebbe avvenuto l'intervento austriaco. Ciò è detto non a giustificazione ma a spiegazione.

[207.] Mazzini, Scritti, X, pag. 306.

[208.] De Cesare, Roma e lo Stato pontificio, II, pag. 55.

[209.] Mazzini, Scritti, X, pag. 282.

[210.] Hübner, II, pag. 221.

[211.] Chiala, VI, pag. 393.