[300.] «Massimo parte domani: a Londra ed un po' anche a Parigi il suo viaggio è visto di buon occhio, perchè si spera servirsi di lui per rovesciare il conte Camillo, e surrogarlo a lui». Lettera del Massari al Panizzi, 15 aprile. Vedi la lettera di Massimo d'Azeglio al Cavour, datata da Londra proprio in quel 19 aprile. Venuto ad amichevoli colloqui con gli uomini di Stato inglesi e col Principe Alberto, si mostra tutt'altro che turbato o spiacente dell'accettato congresso. «Tutti vedranno che in quest'occasione il raziocinio ha vinto in te la tua naturale tendenza all'operare ardito». «Una grande discussione, della quale si farà gran pubblicità e gran commenti nella stampa, che metta in luce tutte le bricconerie usate contro gli italiani, non può ridondare che in sovrano nostro vantaggio». Perchè gli uomini di Stato inglesi sono avversi all'Italia? «Perchè suppongono gran progetti a Napoleone e credono che noi siamo suoi istrumenti». Poi osservando la diffidenza che in tutti ha inspirato Napoleone e come «non abbia disposto le cose in modo da trovarsi preparato ad ogni evento», scrive: I lo chërdia pi bulo: io lo credeva più accorto. Vedasi come tutto risponde a ciò che venimmo scrivendo. (Chiala, VI, pagg. 391-393.)
[301.] Chiala, III. pag. 85.
[302.] Pour moi Mazzini c'est un adversaire politique, dont nous avons pu anéantir le parti, mais avec qui nous ne pourrons jamais arriver à un accord. Souvenirs del Kossuth. Vedi in Chiala, III, CV.
[303.] Vedi Castelli, Ricordi, pag. 97.
NB. È del 19 aprile questa lettera del Cavour a G. Gorio (Chiala, VI. pag. 394): «Non si dia più verun fastidio per la pronta vendita dei buoi grassi. Salveremo le vacche, ma perderemo la causa italiana, che pareva prossima ad una soluzione favorevole. L'Imperatore è stato ingannato od è traditore. Ci ha fatto un danno irreparabile col costringerci al disarmo. Credo che potrò fra breve abbandonare il ministero che abborro per andare a stabilirmi a Leri in modo definitivo».
[304.] Hübner, II, pag. 69.
[305.] Ib., II, pag. 276.
[306.] Cioè: disarmo del Piemonte; esclusione del Piemonte; nessun mutamento territoriale.
[307.] Avvenuta l'intimazione dell'ultimatum, supremi sforzi tentò lord Malmesbury perchè il conte Buol aderisse all'ammissione degli Stati Italiani al congresso (dispaccio del 20 aprile, ore 1.43 pom.). Per mezzo del suo ambasciatore protestò il 22 aprile in nome di S. M. Britannica, aggiungendo che «se l'ultimatum avesse avuto effetto, l'Austria avrebbe perduto ogni titolo all'aiuto ed alla simpatia dell'Inghilterra».
Oramai era deciso: il conte Buol rispose all'ambasciatore inglese che «v'era un'opinione pubblica anche in Austria, con un Imperatore giovane e cavalleresco a cui la dignità e l'onore del suo paese erano sacri. Noi siamo stati sbeffeggiati, provocati, insultati per lungo tempo dalla Sardegna». Vedi Chiala, III. CXXXVII. Tentò il Walewski il mezzo supremo dell'intimidazione per mezzo di Massimo d'Azeglio, mandato in quei giorni a Parigi ed a Londra dal Cavour: «Per carità, consigliate, consigliate al vostro governo subito il disarmo. Se voi non disarmate, l'Austria vi attaccherà e vi schiaccerà senza fallo. Noi verremo in vostro soccorso, ma sarà troppo tardi. L'esercito piemontese avrà cessato d'esistere e il Piemonte servirà di campo di battaglia tra Francia ed Austria».