Non tutto però come prima: non soltanto perchè non si volle, ma essenzialmente perchè con tutto il buon volere di un Metternich, con tutti gli sforzi del sofisma di un De Maistre, con tutto il misticismo dei gesuiti fioriti accanto ai troni, non si potè. Non si potè per la semplice forza delle cose. Le antiche corone videro l'impossibilità di rinnovellare la consacrazione se non col beneplacito dei popoli. Si desiderò, e in buona fede da molti, di restaurare i patriarcali governi di una volta, il patronato delle caste privilegiate come in antico: ma non fu più possibile. Il passato era morto per sempre! Ai popoli ai quali si erano voluti togliere i beneficî degli ordinamenti democratici, non fu possibile ridonare un'altra volta i beneficî dell'antico stato di servitù. Anzi gli stessi governi assoluti, prima l'Austria, che non volevano a nessun patto camminare per le vie aperte dalla Francia, furono costretti non solo a camminarvi, ma conservarono ciò che di meno desiderabile produssero la Rivoluzione e Napoleone: l'accentramento e la tirannide burocratica, la coscrizione, gli eserciti stanziali, e infine la gravezza dei tributi.
Sotto questo anacronismo si sfasciò la lega dei Re. La libertà non è dono della rivoluzione, ma è dono di natura. I trattati del '15 violarono questa legge di natura.
Ma per ciò che riguarda l'Italia, essa, soggetta ad uno speciale inasprimento da parte dell'Austria, ha una storia sua propria. Questa vetusta madre delle genti fu qualificata «come popolo infante, che essa, l'Austria, durava gran fatica a educare alla sapienza germanica» chiosa il Cattaneo; e la ribellione si formò spontanea e fu soprattutto ribellione di aristocrazia e di intelligenza.
Un patrizio un giorno trovò che con tutti i suoi privilegi di casta, non poteva respirare e disse: «No!» Alle frivole spose danzanti con usseri damerini, alle insensate matrone ciancianti con decrepiti marescialli, stette dinanzi la testa terribile di un loro pari, già presso al patibolo: Federico Confalonieri.
Ai buoni popoli addormentati nel queto vivere e nel bel mangiare, un poeta, come Dante i commutati in mostri della bolgia ottava, così il Berchet presenta i figli del popolo sotto la metamorfosi orrenda, come simbolo di una metamorfosi dell'anima nostra.
Ha bianco il vestito,
Ha il mirto al cimiero,
I fianchi gli cingono
Il giallo ed il nero,
Colori esecrabili