II.
Napoleone III.

— Che cosa vieni a far qui, bambino? e perchè piangi?

— Perchè la governante mi ha detto — rispose il bimbo quando i singulti gli permisero di proferire parola — che tu parti per la guerra. Oh, non partire, non partire!

— E perchè vuoi che non parta? — disse l'Imperatore, attirandolo a sè e lambendogli i capelli — non è la prima volta che io vado alla guerra. Non piangere, dunque; tornerò presto.

— Oh, zio mio, — riprese il fanciullo, rinnovando il pianto, — quei cattivi alleati ti vogliono ammazzare. Lasciami, zio, lasciami venire con te.

L'Imperatore, commosso, si strinse al cuore il bambino, lo baciò, poi chiamò:

— Ortensia, conducete via mio nipote, e rimproverate severamente la governante che con parole sciocche esalta la sensibilità di questo piccino.[64]

E non tornò più.

L'Imperatore era Napoleone Bonaparte, alla vigilia di partire per la campagna di Waterloo; il piccino era Luigi, figlio della regina Ortensia e del re d'Olanda, fratello dell'Imperatore.[65]

Questo ed altri simili aneddoti, di tipo sentimentale e di mal certo valore storico, si raccontano a significare la suggestione imperiale napoleonica nell'animo ancora infantile di colui che poi così disperatamente corse dietro al gran sogno dell'impero, e fu per vent'anni ultimo signore di Francia.