Dopo quattordici anni, quanto potrebbe durare una causa per successione presso i nostri tribunali, cioè nel 1714, le armi avendo dato ragione al nepote del re di Francia, avvenne che il trono di Spagna a lui si rimase. Ma l'imperatore d'Austria aveva per tanti anni combattuto per niente? Era pur dovere ricompensarlo. Ebbene gli furono dati quei possessi che la Spagna da due secoli circa aveva in Italia, cioè buona parte d'Italia: il reame di Napoli, la Sicilia e la Lombardia. Se non che dopo alcuni anni gli stessi contendenti, cioè Francesi e Spagnoli da un lato e Imperiali dall'altra, essendosi trovati di fronte ancora per un'altra successione e il cannone avendo questa volta dato ragione all'Imperatore, il reame di Napoli e la Sicilia furono dall'Austria restituiti alla Spagna; e più precisamente se ne formò un piccolo e bel regno ad esercizio regale ed a conforto dei figli di Filippo Borbone. E fu in tale modo che cominciò in Italia quel dominio dei Borboni di Napoli, il quale durò per 126 anni, cioè sino al 1860. E in simile modo spenta la vecchia casa dei Medici in Toscana, vi si costituì un altro secondo regno, anzi gran ducato, a conforto dei figli dell'Imperatore d'Austria di Absburgo-Lorena, che durò sino al 1859; e in simile modo spenta la casa dei Farnesi in Parma, se ne formò un altro piccolo regno, anzi ducato, a conforto di un altro figliuolo di Filippo Borbone, la cui successione durò pure sino al 1859. E in simile modo per la pace di Aquisgrana, fu assicurata la Lombardia a Maria Teresa, di cui vive ancora la buona memoria in queste terre lombarde, benchè i successori di lei, quando del '59 si accomiatarono, non lasciassero certo nessuna brama di sè.

Ma dunque l'Italia serviva come ricca merce di compensazione ai soccombenti in queste liti di Re? Dunque spenta una dinastia se ne sostituiva un'altra senza consultare il popolo? E il popolo d'Italia non insorgeva a simili mercati? Quel popolo d'Italia che vediamo nella lontananza dell'Evo Medio così pronto alle armi ed al sangue, così geloso dei suoi diritti, così indomito nelle sue passioni, che oppresse un primo e un secondo Federigo, pur d'onore sì degno, quel popolo che oggi s'aduna nei comizi e può imporre la sua volontà ai governanti, nulla vedeva, nulla sentiva allora di simili obbrobriosi mercati?

O come la profezia dei nostri profeti, di Dante, del Petrarca, del Machiavelli si era compiuta! Ma dove era allora il popolo d'Italia? In verità v'erano dei nobili e dei cavalieri i cui privilegi non erano offesi per nulla da tali mutamenti politici. V'erano molti monaci e molte monache le cui dovizie e la cui troppo riposata vita non era turbata. Molti briganti e banditi pur v'erano la cui vita non era turbata, molto artigianato libero e tranquillo, moltissima plebe pasciuta, o rassegnata, a cui poco importava di Francia e Spagna, «basta che s'magna», come dice ancora il motto. Molti poeti pur v'erano che si ricordavano talvolta di variare il lamento su l'Italia, destinata a servir sempre, o vincitrice o vinta, una specie di fatalità, come la guerra, la fame e la peste. Del resto, questi numerosi intelletti canori erano onorati presso i Serenissimi Principi in premio di loro belle poesie per le nascite, per le morti, per le nozze, per le monacazioni, per l'esaltazione degli eccellentissimi prelati.

E poi l'Italia con la voce dei Papi non comandava ancora «urbi et orbi»? e l'Imperatore d'Austria non rappresentava i Cesari? e quell'insalatuzza degli orticelli d'Arcadia non dava ancora l'illusione di un primato intellettuale? Era un così dolce stare tra quei boschetti d'Arcadia, quando un grido atterrì: era l'Alfieri. Era un così tranquillo occuparsi di antiquaria, quando una voce disse: occupatevi della Vita. Era il Leopardi. Ma quanto tempo occorse perchè quelle voci fossero udite!

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O dolce conforto del non vedere e del non sentire, che il pietoso Iddio regala ai popoli destinati ad essere servi degli altri!

Queste tre guerre furono combattute anche in Italia, benchè gli Italiani non facessero, essi, la guerra: la subissero soltanto, e con le sue conseguenze. Ma è bello ed è comodo trasportare il trambusto di Marte nella casa degli altri, specialmente quando essa vi si presta bene per la sua posizione. Infatti il dolce piano

che da Vercelli a Marcabò dichina,

pareva fatto apposta per le battaglie tra l'Impero, la Francia, la Spagna.

Questa cosa, del resto, era avvenuta anche due secoli prima, nel Cinquecento, quando la patria nostra non «era soggetta ad altro dominio che de' suoi».