Ma quando all'albergo domandò una camera, si trovò ridicolo. Aveva dato la sua casa per la serva incinta, e lui ne era uscito. Sì, un po' ridicolo. Ma doveva star lì ad assistere al parto?
«Sono spettacoli anche indecenti, e cose da donne.»
Ma poi, senza sapere perchè, forse per il vizio di aver studiato, si ricordò che in Atene antica gli uomini leggiadrissimi affidavano alle donne di casa la cura di lavare e fare la vestizione dei cadaveri.
Perchè gli vennero in mente i cadaveri? Qui si trattava di un neonato o di una neonata. Ma forse così gli avvenne di pensare perchè nella sala da pranzo dell'albergo non c'era che lui e un prete.
Questo prete era lunghissimo, tremolante e con le pupille bianche: e nella sala illuminata di luce elettrica, colui pareva un anacronismo: uno di quegli uomini che, con antiche [pg!182] parole magiche, accompagnano quelli che entrano nella vita e quelli che ne partono.
*
Ora un giorno avvenne che Beatus era uscito per la campagna, e, riguardando Assisi, questa gli parve come una antica nave trionfale: il tempio di San Francesco, con quegli sproni sul monte, pareva il castello di prora e sull'alto gli parea di vedere San Francesco, come un vessillo umano, che cantava: «Laudato sii tu, mio Signore».
Ma ritornando poi all'albergo, e passando lungo le mura del detto tempio, gli venne veduta una scritta concepita e tracciata così: W. L'Enin.
Come era suo costume, anche qui Beatus si soffermò.
Non c'era dubbio: l'autore, anonimo come un poeta dell'epos, voleva significare, Viva Lenin!