Quando il re dei bolcevichi fosse apparso, le moltitudini nostre si sarebbero levate col furore dell'odio alla conquista del paradiso terrestre, promesso dal nuovo Messia.
*
Era così veramente il re dei bolcevichi? o era un astuto verso un suo fine, come fu già quel Veglio della Montagna di cui ragionò Marco Polo, e non gli fu data fede: ma poi si riconobbe esser vero?
Il gran Veglio della Montagna, aveva, anche [pg!189] lui nelle parti d'Oriente, fabbricato un giardino: il più bello e il più grande del mondo. Quivi erano tutti i frutti, e i più bei palagi del mondo: quivi erano donzelli e donzelle. Quando il Veglio voleva mettere alcuno nel giardino, dava, prima, a bere l'oppio; poi lo faceva portare nel giardino. Si svegliava, e veramente si credeva essere in paradiso. E queste donzelle stavano con lui in canti e grandi sollazzi. Poi il Veglio dà ancora l'oppio e lo toglie dal giardino. D'onde vieni? domanda il Veglio. Risponde: Dal paradiso. E quando il Veglio vuol fare uccidere alcun uomo in pro della sua religione, chiama costui e gli dice: Va, fa la tal cosa. Ed egli fa, perchè vuole ritornare al paradiso.
*
E Beatus guardò ancora il tempio, sull'alto del quale San Francesco tripudiava cantando: «Laudato sii tu, mio Signore».
E si ricordò allora che San Francesco aveva tanti balocchi, ma li buttò via tutti; aveva tanto tesoro, ma lo buttò via tutto. Aveva bellezza e giovinezza, ma si vestì di sacco, e [pg!190] scalzo tripudiava: «Laudato sii tu, mio Signore». E andò a trovare i lupi della terra e amorosamente li confortò a cibarsi del pane degli angioli! Anch'egli vietò ai frati suoi che alcuna cosa fosse propria; ma egli portava con sè un pane soltanto, e non aveva macchine; ma la sua dama si chiamava Povertà, e non Ricchezza.
Anch'egli ai frati suoi comandò il lavoro; ma senza mercede. Le stelle, il sole erano per San Francesco il grande teatro, il canto delle rondini era il grande concerto, l'acqua era la grande ebbrezza. Ma i bolcevichi sono staccati dall'universo e dal mistero.
Ma gli occhi di San Francesco spiravano tepidezza di amore.
Egli, Francesco, sentiva dentro di sè quel suo tripudio, e credeva che fosse alcunchè di immortale. Egli non credeva, o ingenuo!, alla morte.