Egli, Francesco, credeva di poter essere operator di miracoli. Ma i lupi mangiano carne, e non margherite! E i cignali rompono le ghiande coi forti denti!
E l'ignorante, anche!
Egli, Francesco, ignorava che nel ventre di [pg!191] Scolastica si svolge null'altro che un'antica legge di animalità.
Ah, noi fummo ben nutriti di sublimi fole! Chi disse che Dio aveva dato all'uomo il volto eretto per guardare il cielo? che fummo fatti per seguir virtude e conoscenza? Ma no! Sono fantasie che per inerzia di mente si ripetono ancora.
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Oh, le antiche fole, la grazia, la rivelazione, il mistero del nascimento, le consacrazioni del nascimento! Quante leggende, quanti riti sono sorti nelle antiche età! I canti dei poeti, le stelle apparse nel cielo, le cune miracolose, i prodigi aspettati, i giorni numerati. Follìe! Nessun prodigio era apparso mai, nessuna voce suonò dal cielo: l'uomo sospingeva l'uomo nelle tombe e rinasceva in perpetuo.
Le leggende, i riti galleggiavano ancora come lumi errabondi su l'oceano della vita, e il re dei bolcevichi li spense.
Avete mai veduto le fiamme che discendono dal cielo e si posano a illuminare le [pg!192] menti? Uscì mai voce dalle tombe? Il pane dell'anima, l'anima che vola al cielo come colomba lieve, la avete voi veduta altrove che nelle fantasie dei poeti? L'issopo che fa bianco lo scorpione umano lo avete veduto voi? Le acque lustrali che detergono le pustole all'umano rospo, le conoscete voi?
Follìe, fole, fantasmi!
L'uomo sospinge l'uomo, e il moto è rapido come vertigine.