Tragica e meravigliosa istoria è questa, non mai risolta!
Gli antichi sacerdoti videro nella donna il peccato, e la velarono. Ma essa era immensa. Si provarono i sacerdoti a distruggerla, ma era distruggere la vita istessa.
Accanto le sospesero i cilici, le preghiere. Vi scrissero parole tremende: peccatum! mortale peccatum! Che valse?
Allora la consacrarono con sante leggi: la purificazione, il lavacro dal peccato del nascimento, il presepio con le belve innocenti attorno alla cuna, la maternità consacrata, il ventre della maternità consacrato, i re magi, la famiglia consacrata, il grido di esultanza del padre e della madre. Che valse?
Non mai la voluttà proruppe così folgorante, come in questa civiltà superba.
Mancherà il pane agli uomini, non gli ornamenti per abbellire la donna, strumento della voluttà.
E il re dei bolcevichi sconsacrava la vita, e la riconsacrava dicendo: «è lecito usarne, non è peccato».
[pg!195] Non è vero? È degno di essere vero.
E giusto è allora che scompaia la religione dei padri e delle madri. Basta che esista la generazione. Altro non esiste in natura!
Il re dei bolcevichi aboliva così l'immane, l'inane fatica dei padri e delle madri.