Egli guardava Carmè con quanta grazia, e in un attimo, colei allestisse nella padella le uova con la mozzarella. E un'altra volta in quel dì, Pasquà pur disse: — Voi che guardate? — Egli guardava Concettiella che dicendo: «Cocco mio, vien qua», aveva tirato il collo a un pollastro e lavorava, alfine; cioè spennava caldo caldo il pollo sul limitare e spargeva penne e immondizie per la via.

Beatus, nel primo caso, spiegò a Pasquà [pg!24] che ammirava l'arte con cui Carmè faceva saltare la padella; e nel secondo caso pensava a quel cocco mio seguito dallo stroncamento delle vertebre; e pensava altresì come una scuola che insegnasse a non spargere immondizie, sarebbe stata una gran scuola. Ma Pasquà grugnì: — Nun dite fesserie, pecchè voi guardate 'i femmine e nun 'a mozzarella.

*

Pasquà si moveva soltanto all'ora di servire a tavola. Ma non portava lui le vivande. Era soltanto quello che i latini chiamavano pincerna: cioè il coppiere. Portava e sturava le bottiglie, e allora soltanto aveva un po' di gaiezza.

— Quando — diceva girando con le dita contro la guancia, a modo di un cavatappi — avete bevuto questo rosolio, voi siete in paradiso.

Era anche un po' prepotente Pasquà. Diceva: — Voi volete sapere in cucina che ce sta. Non ci pensate. Mo v'arrangio io. — E portava quello che voleva lui, e diceva: — Quando [pg!25] io vi faccio riempiere bene a panza, non basta?

E in verità Beatus, benchè avesse la panza, cioè stomaco e intestino delicatissimi, mai come in quei giorni, sotto il regime di Pasquà, era stato così bene. Inoltre le tre donne per effetto della loro giovinezza gli scancellavano la imagine delle cose sudicie.

Era anche sgarbato Pasquà. Diceva: — Io v'apparecchio qua e voi ve ne andate là. Che avete? la tarantola in corpo?

È che Beatus cercava l'angolo dove la tovaglia fosse men sudicia.

Ih, quanta aristucrazia! — aveva detto Pasquà. — Quando v'aggio dato 'a salvietta pulita p' 'a bocca nun basta?