L'afa incombeva grande, e l'azzurro del cielo, pur senza una nube, aveva un offuscamento di tenebre.
Beatus trovò una cosa rarissima nel 1918; un angolo soffice nel diretto; e appena il diretto si mosse, trovò un'altra cosa rara per lui: il sonno!
Ma dopo un tempo che egli non riuscì a determinare, si destò. Il sole era scomparso. Già notte? Qualcosa ruinava, schiantava: bombe da aeroplani austriaci?
No, un nubifragio.
Il cielo era — come gli uomini — in preda a un accesso di follia. Lampi e tuoni inseguivano il treno; ondate di pioggia lo schiaffeggiavano.
La pioggia penetrava dai lati, dal soffitto, dal pavimento.
[pg!48] La gente atterrita diceva: «Ma da dove viene quest'acqua?»
— Dal cielo — disse Beatus.
Lo riguardarono come si guarda chi dà una risposta idiota. Beatus non rispose e trovò piacevole essere riguardato da coloro come un idiota. «Tutto viene dal cielo: anche nel luglio 1914 il treno dell'umanità era partito con uno splendido sole: tutti avevano abiti d'estate, come per una gita ai bagni, quando scoppiò il nubifragio della guerra.»
«È una vergogna piovere in prima classe,» dice la signora presso Beatus.