Non era un sacrestano che disse così a Beatus, ma un muratore, il quale aveva cappello in capo, e la pipa in bocca.

— E veramente — aggiunse colui — non [pg!82] ci si potrebbe entrare senza permesso. Ma già nessuno ci bada....

— Perchè? C'è pericolo?

— Mah! Veda lei, e capirà anche lei che non è del mestiere. Questo muro, per modo di dire, è staccato.

(È uno spettacolo che fa una certa impressione: vedere un muro, profondo un metro, staccato; e la cui fenditura sale su tetra inesorabile. Anche la nostra civiltà ha simili fenditure.)

— E intendete restaurare o abbattere?

Così domandò Beatus perchè il pavimento era ingombro di mattoni nuovi, calce, arnesi dell'arte; e più specialmente perchè l'abside era tutta occupata da una enorme impalcatura.

Rispose il muratore: — Non si sa ancora.

— Mi pare però — disse Beatus — che l'abside abbia dei lavori per la sua conservazione.

— L'abside, signore, sarebbe già stata abbattuta, perchè è la parte più rovinata; ma è avvenuto questo; che il terremoto ha fatto scoprire alcune pitture. Perchè bisogna che ella sappia che questa vecchia chiesa fu ricostruita sopra altra chiesa più antica; e come furono scoperte quelle vecchie pitture, così [pg!83] sono venuti quelli del Governo: hanno dato ordine di sospendere la demolizione, e da due mesi ci lavora qui un pittore che con un suo cortellino scrosta, scrosta.