«Vede lei — disse Beatus Renatus a Leone Tolstoi, che pendeva anche lui nel suo camiciotto russo — la bella umiltà degli umili?»

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*

Il pappagallo da un lato con corrugata fronte, Ruggero Bonghi dall'altro, seduta sul posteriore e con la lingua fuori, ascoltavano il discorso.

«Non è mica vero — pareva dire il bestiolo — che mi abbiano accalappiata; sono andata fuori per le mie necessità, ma sono sempre ritornata.»

Scolastica uscì sdegnosamente. In quella entrò il gatto di nome Biagino, animale di cui Beatus aveva sempre tessuto gli elogi, come a colui che aveva saputo temperare la vita selvaggia coi benefici della civiltà.

Ma in quel giorno Beatus mutò opinione anche sul gatto, perchè Loreto starnazzò le ali furiosamente, e parlò anche lui: «Non a rendere omaggio a te, o padrone, è venuto Biagino (e doveva esser vero perchè Biagino, appena scorse Beatus, fuggì) ma a tentare, se può, di strangolare anche me. È stato lui a mangiarsi il rosignolo. Va a mangiare i topi, io gli dico quando viene per mangiar me. E lui risponde: Usava una volta!»

[pg!99] Allora Beatus si risovvenne del rosignolo. C'era lì ancora la gabbia. Niente è più stupido che tenere un rosignolo in gabbia, ma Renatus non poteva per le sue occupazioni andare in una foresta a sentire cantare i rosignoli, e perciò teneva in gabbia il rosignolo. La canzone di quel povero bestiolino pareva far nascere un sorriso anche sui freddi volti dei benefattori dell'umanità.

«Oh, il miserabile delinquente!» disse Renatus al suo gatto Biagino. L'anno scorso, spelato, neonato, implorante pietà, lo aveva accolto in casa; e lui giocava, sbucava con la testolina di pipistrello di sotto ai mobili; e lo aveva nutrito e gli aveva dato il nome umano di Biagino! Pareva mansueto e domestico, ma ora rimasto libero e senza più legge, aveva mangiato il rosignolo. E non aveva per difesa che il suo canto! «E lei ha scritto il libro della republica, — disse Beatus a Platone, che anche lui pendeva dalle pareti con una sua barba inventata. — Un bell'affare!» «Dopo però ho scritto il libro delle leggi!», rispose la barba di Platone. «Filosofo buono a tutti gli usi!» gli disse Beatus che coi grandi uomini aveva un singolare coraggio [pg!100] di parole. Beatus ciò detto, aprì una finestra che dava su una terrazza.

Qui nuova sorpresa lo attendeva: non trovò più il gallo.