L'anima di Beatus Renatus spesso vigilava la notte. Questo vigilare dell'anima, se può essere una bella cosa quando il corpo giacerà nella bara, diventa una cosa seccante quando il corpo giace nel letto, specie d'inverno che tutto è ancor buio. Ora il gallo col suo canto illuminava la notte; ed il suo canto per quanto diverso, è come quello del rosignolo. Scolastica voleva pur bene al gallo, e sovente lo accarezzava presso alla guancia e gli diceva: «Cocco mio, quanto bene ti voglio. Domani ti tirerò il collo». La qual cosa mai Beatus non volle: non per morboso affetto verso le bestie, ma per suo egoismo. Gli avrebbe dato melanconia veder quella gaiezza del collo eretto del gallo, pendere giù, spennato pallido nella morte, da un uncino della cucina.
Lo aveva osservato nel canto. Come uno spasimo esce il suo canto. Quel suono, quel suono rauco, insistente, luminoso, prima del sole, che si affievolisce poi in una sconsolata tristezza! Che cosa ne sai tu, o gallo? [pg!101] Che vedono gli occhi tuoi gialli? Ripeti l'ammonimento a Pietro che rinnegò Cristo?
Il gallo non c'era più.
«Non ne incolpare Biagino — disse Ruggero Bonghi. — Lui non è stato. Il gallo è assai tempo che finì nella pentola. Ben io lo so, che ne mangiai gli ossi.»
[pg!102]
[Capitolo XIII. — Beatus allontana da sè Scolastica.]
Senonchè recandosi nella sua camera, vide cosa che non avrebbe voluto vedere.
Il suo letto era stato abitato, ma non da lui.
Era un bel letto di noce nello stile di un secolo fa, filettato d'ottone, e aveva seguito Beatus in molte sue peregrinazioni. Esso gli ricordava che anche lui, da bambino, aveva avuto una casa, dove c'erano un padre, una madre e una antica benedizione. Inoltre, se avesse avuto sonno, ci avrebbe potuto dormire buoni sonni perchè al vecchio pagliericcio Beatus aveva sostituito un elastico molto soffice. Poi il letto aveva due materassi: uno di lana che tiene caldo, per l'inverno; e l'altro di crine che tiene fresco, per l'estate. Aveva anche lenzuola di lino antico, che gli ricordavano i tempi in cui era vanto alle donne possedere arche di pannilini. Nelle notti d'insonnia, [pg!103] poteva anche rotolarsi comodamente per il letto giacchè esso, pur non essendo quello che si dice matrimoniale, era di tale ampiezza che sarebbe stato abitabile anche da due. Ma Beatus lo aveva sempre abitato da solo.
Ora Beatus si accorse che il suo letto era stato abitato da due, ma uno non era stato lui. Oltre a ciò, sollevando le coltri, s'accorse che il letto era stato contaminato.