Due occhi vellutati, un corpo un pochino sfiorito pure essendo ella nel mezzo della sua giovinezza. «Una onesta giovane — avevano detto a Beatus Renatus le autorità del luogo, — e non priva di buon volere. Forse un po' vistosa. Porta grandi cappelli, tacchi un po' alti ed è profumata. E quei ragazzoni di scolari guardano più lei che i libri».
La graziosa professoressa, quando fu presso di lui, fermò il saltellante passo e chiedendo scusa dell'ora e del luogo, con trepida voce cominciò così:
— Signor Regio Ispettore, io vengo per una [pg!10] preghiera, e lei deve essere un'anima gentile.... — Ma non potè proseguire, perchè Beatus disse:
— Ma chi glielo ha detto che io sono un'anima gentile? Chi l'autorizza a chiamarmi così?
La giovane donna rimase esterrefatta.
— Sappia, lei, che io sono terribile.
— Ma, signore — disse la donna, — si vede che lei è un'anima gentile.
— Si vede? Crede forse di farmi un complimento? Oh, sarebbe allora una cosa grave se si vedesse!
E Beatus guardò la sua persona, come se invece che adorno di un bel gilè bianco, fosse stato immondo della lordura del grosso cialtrone.
— Io volevo anche dir questo, signore — riprese la giovane donna — che la gentilezza italica mi dava speranza....