Vicino al suo tavolo sedevano due di questi fidanzati in compagnia di una signorina. Erano tutti e tre giovanissimi, e con molta grazia sorbivano il tè. Con molta grazia. Uno accendeva con grazia all'altro, all'altra, la sigaretta. Venne in mente a Beatus il tempo quando i lavoratori, al mattino, bevevano religiosamente la grappa e accendevan la pipa. Ma che strani moti facevano i due giovani davanti alla signorina? Pur stando immoti, ciascuno di essi allungava il volto e ritraeva la fronte in un atteggiamento da idiota. Ciascuno di essi, così atteggiato, pareva offrisse sè in esame alla signorina. Poi ciascuno di essi gareggiava nel proferire motti di una [pg!141] idiota scurrilità. Come un bisogno supremo di idiotizzarsi. «Ti è piaciato, signorina? Ti è piaciato più io».
La signorina sorrideva con dolcezza.
Tra quella gente seduta, e la folla che passava sul marciapiede non c'era che un'enorme lastra di cristallo. Qualche occhio della folla si soffermava per guardare fra i ricami delle tendine.
«Spezzate!» — disse fra sè Beatus. — Ma poi pensò: «non spezzeranno che per sostituirsi».
*
Dopo il cinematografo e il tea-room, Beatus prese una carrozza e condusse la bimbetta in una osteria fuori di porta, dove c'era un giardino con tanti pergolati nascosti. Aspettando che allestissero la tavola, la bimbetta si diè ad ammirare un ragno, con la palla della sua pancia di smeraldo, che faceva il meraviglioso acrobata su per un filo sì lieve che senza il sole smagliante del tramonto, sarebbe stato invisibile; poi ammirò le formichine che trascinavano una cetonia rovesciata; poi una specie di cavalletta così bella che mai ella [pg!142] aveva veduto la uguale! Non che la bimbetta ammirasse gli insetti come i manti e i fidanzati del tea-room, ma ammirava.
Diceva:
— Come son carini, come son bellini, come son buoni questi animalini. La cavalletta sembra che dica le orazioni; il ragnetto gioca all'altalena; le formichine portano in trionfo quell'altro animalino. Guardate, guardate, signo'.
La cetonia tentava invano di raddrizzarsi.
— Ah! i dolci animalini!