Ricordo (e il ricordo è prezioso) che un giorno D*** e io lo assilammo abilmente a proposito della generosa, ma pur troppo vana difesa che gli andava facendo su la Vita Internazionale degli Slavi, in Trieste nella Dalmazia.
Il povero vecchio era quasi vinto dalle nostre parole. Ad un certo punto la voce gli tremò, non seppe più trattenersi e disse: — Sapete anche perchè io sono pacifista? perchè cerco di comporre il dissidio fra Italiani e Slavi dell'Austria? Perchè sento che un conflitto armato ci sarebbe fatale. L'Italia e la Francia devono combattere con le armi del loro genio!
Bisogna dirlo ben forte: il pacifismo di Teodoro Moneta aveva carattere di religione, e nulla aveva a che fare col pacifismo scrofoloso di tanti e di tante! Nessuno più di Teodoro Moneta augurò all'Italia una gioventù forte, aliena sì bene da ogni provocazione, ma temprata a respingere ogni provocazione.
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4 Agosto. Da Milano a Bellaria.
In treno si parla ancora come cosa certa di mobilitazione imminente. Frontiera nord-est o frontiera nord-ovest? Ah, questo, poi, nessuno lo sa.
Un grosso signore di mezza età, con una spolverina di tela e il più schietto accento toscano sulle labbra, è tutto occupato del prezzo del cambio. Per tutto il resto è tranquillo. Gli faccio il quadro imponente di tutte le più catastrofiche eventualità della guerra. Non si commuove troppo. Allora arrivo sino al ritorno dei Lorena in Toscana. — O, senti! — di questo gli dispiacerebbe, per Dio!; ma lui prende..., — io prendo icche viene!
— Ma, scusi, lei è?...
— Fabbricante all'ingrosso di casse mortuarie!
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