Il dottore ammette che il Kaiser passerà qualche notte insonne.

Il grande Stato Maggiore Tedesco ha preveduto tutto: forse non ha preveduto che avrebbe offeso l'anima del mondo.

* * *

Non ho voglia di far dell'ironia. Germania! Non amabile Germania; ma ammirabile e, in tante cose, inimitabile Germania! Dicono che oggi s'è americanizzata, che è stata presa dal fasto all'americana. Ma il Reno scorre ancora al lume della luna; la Foresta Nera è ancora piena di leggende; vi sono ancora sui muri e nelle volontà tanti verboten che fanno contrappeso ai nostri: facite chillo che vulite, e chi se ne frega? I suoi giovani — occhi azzurri — hanno un orgoglio nazionale immenso, questo l'ho veduto e lo so, ma hanno anche un sorriso facile, aperto! Germania! Sì, anche la feudale Germania del Kaiser, mi pareva che avesse una missione nel mondo. Dirò di più: guardando giù nella storia, ho sempre sostato davanti al mausoleo del grande ostrogoto Teodorico. Gli ultimi re Longobardi mi sono apparsi eroici e magnifici e mi sarebbe parso bene che essi avessero potuto dare unità all'Italia e fonder le stirpi. Ma Federico Secondo di Svevia, il gran Federico, mi parve, nell'Evo Medio, luce di civiltà in cui il genio latino e germanico si confondessero. E perchè no? Il Kaiser che sosta meditabondo davanti alle desolate ruine di Castel del Monte, il castello di Federico, mi si adombrava come un nobile cavaliere emergente dal flutto di queste scomposte nostre democrazie. Ho ammirato le pazienti ricostruzioni dei suoi dotti ed archeologi ma senza entusiasmi. Anzi quando, io giovanetto, sentivo dire, per indicare celebrità vera «noto anche nella dotta Germania», provavo un senso di dignità offesa. Ma quando un occhialuto della dotta Germania entrava in una nostra biblioteca, che reverenza! Non ho mai capito quello che ripetevano i nostri dotti, «che il libero pensiero comincia con Martin Lutero». Forse un po' prima! Ma, ripeto, ho sempre creduto la Germania grande popolo ed organo ammirabile nella vita del mondo. Frisch, fromm, frei! Ma benissimo! Fresco, pio, libero! È quello che ci vuole. Sì, bravi Germani, rinfrescate, fate un po' religioso questo nostro mondo di miscredenti a buon mercato, di scettici! Da noi si deride la vostra disciplina perchè — dicono — è passiva; si esalta la nostra riottosità perchè — dicono — è individualismo. Rinfrescate, rinfrescate, o Germani!

Ma quale mostruosa deità era sotto il frisch, fromm, frei? Ma così da divenire Germania, giogo e catena del mondo, no!

Ma oggi, oggi, v'è qualcosa che in me si ribella. Oggi i Germani ripetono: Noi temiamo Dio e nessun altro nel mondo. Ebbene, no! E se anche questo disse Bismark, Bismark lo dedusse dall'anima barbarica degli Svevi, quando mandarono il messaggio a Cesare: Noi temiamo Dio e nessun altro nel mondo. Questa orgogliosa sfida al mondo non può avere corona di vittoria, perchè distruggerebbe la tua stessa civiltà, o Germania. O vuol dire, o Germani, che secondo vostra filosofia (Kant, Hegel, Marx, Bismark), tutto si risolve nella vostra coscienza, che la vostra coscienza è il vostro Dio? che soltanto quella temete? Immenso orgoglio allora, ma anche immensa debolezza, perchè l'uomo non è il domatore della vita. Basta un po' di mal di pancia, un microbio ostinato, a far perdere all'uomo-dio di Hegel tutta la sua divinità!

* * *

I Russi hanno vinto in Galizia.

Dicono che la spina dorsale dell'esercito austriaco è rotta.

Ci vuol altro!