Io ne approfitto per andare alla villa dell'avvocato: — Lisetta, presto — dico — fate il piacere: ho degli ospiti. Pregate la signora se ha qualche cosa da servire, quello che c'è: caffè, rosolio, vermut.
Mi vien da ridere: mi pare di essere corso per chiamare i pompieri che vengano a spegnere l'incendio della contessina.
— Ma dove era lei? — mi dice quando io [pg!157] ritorno. — Ha perso un magnifico spettacolo: il sole agonizzava col suo più rosso e soffocato singhiozzo.
— Lo vedremo domani a sera.
— Siamo venuti — dice la contessina — a leggere i Canti Ermetici. Si ricorda, vero?
«Proprio no», ma rispondo: — Perfettamente! Eccellente idea! E perchè, scusi, «ermetici»?
— Perchè in apparenza non si capiscono....
— Ah, benissimo.
— Non si capiscono — corresse Cioccolani — nel senso delle parole tradizionali; ma dànno il senso panico anche alla persona più idiota.
— Così che lei vuol vedere che effetto fanno i suoi versi sopra una persona idiota? Caro lei, non si confonda: dica pure. Però guardi che lei è un bel tipo.