«Pum!» «Ahi!» Era Noemi, nome soave, che parlava con la cameriera.

Questa signorina mi sembra pericolosa.

*

Signorina K***, figlia di un ricco industriale, mio amico. Ci siamo trovati insieme per più di una settimana all'hôtel X*** a Viareggio.

Non so come sarà d'inverno: ma d'estate va bene: è così vaporosa e fresca che pare di vivere accanto ad un gelato.

È un po' distratta. «Signorina questo è suo?» La cameriera, il portiere, il paggetto dell'hôtel facevano un continuo domandare: «Signorina, questo è suo?» Dove si levava, lasciava qualche cosa: i guanti, l'ombrellino, le cartoline illustrate.

Io raccoglievo un fazzolettino col pizzo tutte le volte che andavamo a spasso.

«Ma, Clara, sta un po' più attenta,» diceva sua madre. «Non fa niente, mamà,» rispondeva. «È vero, signor Sconer, che non fa niente? È così bello non ricordarsi di niente! Si perde qualche cosa? Ci pensa papà.»

[pg!17] «Sì, un pochino distratta — mi confidava la mamma. — Ma è tanto buona la mia figliuolina, e poi sarà tanto felice! Ella non si ricorderà mai domani di quello che è successo oggi». Era del resto una ben amabile compagnia da far dimenticare tutto, fuori che lei. Ella aveva persino promesso di ricordarsi di me. Ma un giorno in cui io, parlando delle mie conoscenze, ho detto che conoscevo Lionello, non ho avuto più pace.

«Davvero? lei conosce Lionello, proprio quello che scrive quei romanzi così sentimentali...? Ah, carino! Come è? È vero che è tanto giovane? che porta i capelli tagliati alla russa come Gorki? È vero che è tanto romantico? Gli scriva! Sì, sì; gli scriva che venga a Viareggio. Le giuro, Sconer, che dopo le vorrò molto bene».