— Molto bello. Avevamo anche noi tanta di questa roba.
— Questi orecchini di brillanti — dico — mi sembrano quasi degni di lei. Mi piacerebbe provare.
— È inutile: non ho il lobo forato. Non credete?
Ella piegò la testa da un lato e, gorgogliando un caro riso, concedette alla mia mano di sollevare la impareggiabile seta dei suoi capelli, affinchè io constatassi che il lobo non era forato. Ma nel toccare quel cosino dell'orecchio, elastico e dolce, io rabbrividii.
— Allora quest'anello, contessina.
— Oh sì, questo smeraldo incastonato all'antica mi piace.
[pg!232] — Permette — domandai allora — che lo mettiamo in opera?
Mi porse la mano. Io provai le dita e infilai l'anello nell'indice: rabbrividii per la seconda volta. Appressandomi, sentii il calore profumato di carne del suo alito.
Si contemplò la mano un po' meditabonda.
— Ne aveva uno così anche mamà, con uno smeraldo anche più cupo. Ma io non ci tengo più ai gioielli.