— Cioè?
— Amico, le belle donne amano gli uomini generosi!
— Sono generoso anch'io.
— A te parrà di essere: ma tu misuri, cioè ragioni. Ma ti pare che una bella donna che strapperebbe le stelle dal cielo per farsi più bella, possa amare te, uomo che misuri? Esse sono capaci anche di donar tutto; ma all'uomo che si mostra capace di buttar via tutto, la ricchezza non solo; ma l'onore, la vita. Ma a te che tieni immensamente alla vita, a te che non dormiresti la notte se perdessi qualche biglietto da mille al baccarat, a te che tieni in ordine il libro del dare e dell'avere, a te che hai lo scadenzario, io non posso fornire nessuna delle eroine dei miei romanzi.
— Mi atterrisci, Lionello; ma credo che tu ti sia formata una cattiva opinione di me: tu pensi che io sia avaro....
— Un po' tirchio.
— No, Lionello. T'ho detto: io sarei disposto a nominarti mio erede universale; ma è, vedi, che io sono nato così: ordinato, metodico, previdente. E che colpa ho io se il denaro va a radunarsi [pg!36] sempre nelle tasche degli uomini metodici, ordinati, previdenti? È bello, vedi, leggere nei tuoi romanzi la vita fugace e folle di quelle donnine sperperatrici: capisco che debbano dare grandi soddisfazioni. I miei sensi ne sono perturbati. Mi piacerebbe anche a me di provare: ma poi metto in bilancio, e m'accorgo del passivo. Per me sperperare sarebbe una forma di suicidio. Vedi che Ginetto Sconer è un uomo sincero. Non ti pare, Lionello?
*
Ma due giorni dopo questo colloquio, vedo Lionello che precipita come un bolide nel mio studio.
— Sconer — dice — un caso eccezionale, un caso del tutto straordinario, del tutto convenevole per te.