— E certe altre che si vedono con strani mantelli neri che sembrano quelle falene paurose che si chiamano àtropo? E certe altre che trascinano le loro carni e i loro pennacchi, che sembrano bersaglieri della morte in lussuria? E certi atteggiamenti stupefatti del volto che sembrano meditare una irrumazione? Dove è più la pubertà? Vi sono esili fanciulle quasi impuberi che ondeggiano come Ermafroditi.

[pg!55] Prego di spiegare queste altre brutte parole.

Mi spiega. — Oh, che porcherie!

— Porcherie, io? Porcherie loro. Cioè porcherie? Segni dei tempi. La verginità, che prima era un onore della famiglia, oggi è tenuta in non cale.

(Tranne che per fräulein Violetta. Ma io non la sposerò).

— Il marasma sociale si avvicina non soltanto col piede ferrato del proletario, ma anche col piedino di seta gemmata della bella donna.

— Non occupiamoci di politica, dottore, perchè non è igienico.

— E crede lei che io me ne preoccupi? Io sto alla finestra. Cosa crede lei che io voglia fare da carabiniere alla società?

Io osservo il fenomeno con la obbiettività dello scienziato. Le ha viste mai nei ritrovi mondani, nelle halls degli alberghi, ai teatri, ai caffè? Hanno i profondi sdilinquimenti, i profondi rapimenti. Poi frin frin. Si puliscono le unghie. Poi cadono in estasi nelle poltrone. Sospirano, ridono il riso folle, fanno lo sguardo meduseo. Poi si levano con brivido serpentino, trascinano le membra al passo delle danze in voga: le sottane corte e i manti strascicanti contro i deretani. Questi sono i modelli. Che mogli, che madri ne vuole lei ricavare?

[pg!56] — Anche lei — dissi io — sotto un altro aspetto, è artista, come il mio amico Lionello. Ma non esageriamo! Secondo lei, una mogliettina estetica e nel tempo stesso igienica, non è attuabile?