— Press'a poco come adesso — dico io.

— Vedete, vedete? — esclama la contessina. — Vedete, Cioccolani, che capisce anche lui?

(Lui sarei io.)

— Raccontate, raccontate Cioccolani, quante persone vi saranno su la scena.

— Più di trecento — dice allora Cioccolani: — Unni coperti di pardalidi, vescovi mitrati, cavalle [pg!118] àvare, nazarei con le cesarie intonse, gli ultimi legionari romani, le vergini di Santa Genoveffa. La tragedia si svolge in tre grandi stazioni; la prima ad Aquileja, la seconda sui campi Catalaunici, la terza in una cattedrale di Pannonia. Sinceramente, donna Ghiselda, mi sarebbe necessaria almeno una gita ad Aquileja per qualche studio archeologico: ma adesso le autorità militari frappongono difficoltà....

— Scusi — mi permetto di osservare, — ma mi pare che Attila re degli Unni sia un personaggio poco simpatico.

Il poeta non risponde: ma la contessina si infiamma: — Poco simpatico Attila? Ah! Il magnifico genio della stirpe, il purificatore sublime!

Mi permetto di non capire.

— È semplice — risponde la contessina. — Attila è la Nemesis, che purifica con l'esterminio l'umanità.

— Mi dispiace, ma non posso condividere questa opinione.