Fatto il computo del tempo, risultò che non sarebbe stata possibile la gita a Pomposa se non perdendo tutta la giornata con grande strapazzo e disordine.
Discutevamo di questo al caffè, dove ci eravamo recati dopo la cena, quando un piccolo signore che spiccava, sia perchè era il solo avventore, sia per il cranio che aveva rasato a macchina, sia per alcuni brillanti alle dita, interloquì dal suo tavolino dicendo:
— Se vogliono andare a Pomposa, penso io!
Il signore parlava con cortesia imperiosa, lasciando cadere le parole tra un buffo e l'altro del sigaro.
Doveva essere uno dei maggiorenti della città.
Egli assicurò in modo da rimuovere ogni dubbio, che due ore sarebbero state più che sufficienti.
— Del resto, penso io a tutto! — concluse.
Il gesto di questo signore era energico e non ammetteva repliche.
Mandò a chiamare un popolano che doveva essere alla sua dipendenza, il quale si presentò col berretto in mano e con un rispetto che nel territorio di Ravenna sarebbe stato un anacronismo.
Il dialetto di Comacchio è press'a poco quello di Ferrara, ma con certe inflessioni cupe e lente che lo rendono strano e difficile; inoltre il signore dai brillanti seguitava a parlare a gesti violenti più che a parole; ma dai gesti dell'altro, benchè umili e rimessi, si capiva che non v'era molto accordo, nè per il tempo, nè per il modo, e neanche per il prezzo.