Pomposa! Abbadia di Pomposa! che nome fiorito! quanti fantasmi vigili attorno a quella ruina! Guido di Arezzo, Giotto!

Questa ruina è indegnamente negletta, e il povero prete che l'ha in custodia deve tener chiusa a chiavistello la porta affinchè gli ultimi marmi non vengano rubati e staccati gli ultimi affreschi.

Il palazzo dove gli antichi abati rendevan ragione, oggi è ridotto a stalla e fienile.

Ma certo Dante voi rimirò, o mirabili affreschi del tempio, e Gemma Donati forse derivò ai versi immortali dall'abside giottesca della Pomposa!

No! Meglio parlare di anguille in barile, e della colazione del signor Felletti.

La quale e il quale ci attesero fino alle due dopo mezzodì, perchè l'uomo dai brillanti avea sbagliato completamente i suoi calcoli. Sempre così questa gente autorevole!

Alle ore due, in uno stato di mezza paura, come si fa per le anguille che si arrostiscono prima di esser messe in barile, eravamo all'approdo di Comacchio. Comacchio sotto quell'immota canicola riposava più che mai.

Ma non riposava l'ospitale signor Felletti. Per quale miracolo culinario il signor Felletti seppe far trovare la colazione pronta e a giusta cottura all'ora inattesa del nostro arrivo?

Ciò rimarrà sempre un mistero.

E così è improprio il nome di colazione: la si chiami agape, banchetto, simposio. Avete in mente certe descrizioni di mense inverosimili che si leggono negli antichi e cari libri del Boccaccio, del Cervantes, del Folengo, del Rabelais? Qualche cosa di quegli antichi costumi doveva essere sopravissuto nell'anima del signor Felletti, giacchè preparò un pasto tale da satollare tutti gli eroi di quei racconti.