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Un vecchio e arzillo signore di Modena, mio compagno di tavola, fu quegli che mi indusse proprio a lasciar la pianura e prendere la via dei monti. — Come? non conosce la via Giardino? ignora Paullo? La Serra? Lama Mocogno? Barigazzo? Pievepelago? L'Abetone? Ma bisogna andarvi! già che è sulla strada. — Così mi disse.
Confesso la mia ignoranza; io non conoscevo molti di questi luoghi nè meno di nome e non trovo modo di confortare questa ignoranza se non pensando che io la condivido con molte persone.
Strana cosa! Questa piccola Italia, se ci mettiamo a studiarla secondo geografia, diventa grande come un continente; e se ci mettiamo a studiarla secondo storia, quest'umile Italia diventa superba come un impero.
La materia è vasta; ed è forse per questo che gli studi della storia e della geografia nazionale sono accuratamente evitati.
Dopo un sommario esame della carta del Touring, osservai al mio interlocutore che La Serra è a 800 metri; Paullo è più in basso, ma Barigazzo sale ancora a 1300; Pievepelago discende sino al fiume; però l'Abetone svaria con la sua selva a 1340, e la Lima si nasconde in fondo alla valle.
— Crede lei che io riuscirò a fare questa specie di montagne russe?
— Caspita, un giovane come lei!
Ciò mi lusingò moltissimo: ma tutto è relativo: per il mio interlocutore, che era vecchio, io apparivo ancora un giovinotto; nel modo stesso che un certo bambino dice sovente: «quando sarò vecchio come il papà», e non crede di offendermi.
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