Ecco: andare da Modena all'Adriatico pigliando le vie di Paullo e dell'Abetone non è la più diretta, e quelli che mi attendevano nella casetta al mare, certo — pensai — ne avranno dispiacere; tuttavia se tralascio questa occasione, chissà quando la potrò riafferrare, e mi vinse la nostalgia di rivedere i grandi monti e le ginestre selvagge.
Partii prima dell'alba del dì seguente.
Da Maranello alla Serra si sale sempre. La diligenza vi impiega dalle sette alle undici, cioè sono chilometri trenta. Un giovane di venti anni, che non tenga conto che il cuore è un muscolo robustissimo, ma non rinnovabile quando è guasto, la può percorrere tutta in sella questa salita. Per conto mio decisi di farla tutta a piedi. «Quando e dove arrivo, arrivo bene», questo è il mio motto, viaggiando, io col mio io, e non con altri. Se non che un po' per volta cominciai ad osservare che gli occhi dei contadini mi guardavano con meraviglia. Feci qualche domanda, osservai meglio e mi persuasi che quella buona gente non soltanto era meravigliata, ma piena di compassione a mio riguardo.
Perchè?
Perchè — cosa strana — gli abitanti di un paese bello come l'Italia, difficilmente si persuadono che uno viaggi a piedi unicamente per il piacere di viaggiare: pigliare poi la montagna a piedi, fa nascere una di queste due considerazioni: o che si tratti di uno stravagante, oppure di un disperato che non possiede altri mezzi di locomozione fuor di quelli usati da San Francesco. Vorrei dire che in questa deplorevole opinione concordano soltanto i contadini, ma direi cosa inesatta.
Inoltre v'è un'altra considerazione melanconica da fare: l'onesta bicicletta passa oramai inavvertita fra le genti. Gli occhi dei contadini non si fanno più tondi se non al passaggio di un automobile. L'automobile può essere massacratore, ma è potente e prepotente. È moderno! Perire vittima di un ordigno moderno è onorevole: credo che sia ammesso tacitamente anche dai nostri umanitari.
Ecco: il terribile carro si presenta in fondo alla via nello sfondo di un nembo di polvere. Il corno solenne, grave, armonizza stranamente col fremito precipitoso degli stantuffi e dà questo avvertimento: «Profani, tutti, sgombrate la via!» E non c'è duro bifolco o carrettiere addormentato che non scenda e non trascini a mano le sue bestie sul ciglio della strada. L'imprecazione non ci pensa nè meno a formarsi, perchè tutti i centri del cervello sono paralizzati dalla meraviglia.
Pare che la strada si sollevi in un moto serpentino e faccia essa scivolare il gran carro, che si snoda agile come una serpe. La visione è olimpica: signori e dame passano con compostezza regale. Un idiota lassù, può sembrare un gravissimo personaggio. Perchè? perchè appare prepotente e ricco.
Cesare è disceso dalla quadriga: ma il capitalista anonimo è salito sull'automobile e percorre da trionfatore la strada della democrazia, con la visiera della maschera calata.
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