— Eh! — e liberò pianamente della sua persona l'ingresso perchè io entrassi; e questo «eh» voleva dire: «eh, vorrei dire di no, ma come si può negare un favore di umanità?» Siccome poi io non volevo mettermi davanti a lei nel costume con cui Ulisse si presentò alla bella Nausica, così domandai una stanza. Fatto un primo favore bisognava farne un secondo (molte volte è necessario farne un terzo, ed è perciò, forse, che molti si rifiutano di fare il primo favore).

L'ispida maglia che sostituì su la pelle la tela, sarebbe stata una camicia di Nesso sotto la Galleria di Milano: lì fu un incredibile beneficio, e mi offrì un'occasione di lodare la mia prudenza.

Dunque ricompensiamo la gentilezza, dell'onesta massaia! Ella rifiutò, io insistetti: e fu nell'accettare che ella si ricordò che, se non aveva più il latte, aveva delle uova fresche e che essendo il fornello acceso, poteva farmi anche un caffè! Mi precedette nella cucinetta e mi offerse una sedia.

Il sole battea per la cucinetta che era assai linda e ordinata, come raramente si incontra da noi; si rifrangea sui rami tersi del camino e non v'era altro rumore che il ronzìo sonnolento di alcuni mosconi.

Mise la còccuma sul fuoco, fece cadere la fresca perla gialla di due uova entro una tazza pulita, parcamente cosparse lo zucchero, indi si mise a frullare con molta arte.

— Dove avete imparato a far così bene?

— Sono stata venti anni a servizio, signore.

— Poi avete preso marito?

— Sissignore.

— E avete figli?