Da molti anni ha abbandonato il servizio militare, e il periodo avventuroso della sua vita cadde in quel tempo in cui gli ufficiali portavano le gambe imprigionate da calzoni a maglia.

Egli sin da allora prediceva il tempo della libertà per le gambe entro calzoni razionali, e ne dava l'esempio.

Ma quei calzoni venivano considerati dai superiori come un esempio non di razionalità ma di strafottenza.

A quel tempo non esisteva nell'esercito la propaganda anti-militarista e perciò gli indumenti ipertrofici del signor conte avevano l'onore di essere considerati con più importanza che non meritassero.

Eccettuato l'affare dei calzoni, il signor conte serba il più gradito ricordo della milizia.

Divenuto cittadino libero, egli è rimasto fedele ai suoi calzoni, ed io non posso pensare a lui senza avere davanti agli occhi un barbaglio refrigerante di tele candide e finissime, dal soave profumo, sostenute da calze ciclistiche di seta nera e scarpette lucidissime.

Da quella candidezza di vestimenta viene fuori un faccione bonario, arsiccio, che non sarebbe stato brutto se la natura l'avesse ritoccato e raddrizzato; invece se ne dimenticò e lo piantò lì, appena abbozzato. Una densa capigliatura, quasi bianca, contrastando con due corti, puntuti, ispidi baffi rimasti quasi neri, appiccicati nello spazio, grande, che divide il naso dal labbro, mi porge l'illusione di una di quelle parrucche con cui sono rappresentati i granatieri del Piemonte Reale nel secolo XVIII. È scapolo; ma gode di tutti i vantaggi della famiglia — convivendo a suo modo — con la famiglia del fratello, gentiluomo campagnuolo, cara persona anche lui.

La pratica della bicicletta, di cui fece conoscenza soltanto in questi ultimi anni, ha segnato il colmo della sua felicità di abitare in questo mondo.

Non si creda però che il signor conte sia una folgore della bicicletta. No, la sua bicicletta va molto blanda e spaventa solo col fragore della tromba la quale è della proporzione del berretto e delle braghe.

Questo entusiasta del ciclismo ha sempre rifiutato le proposte di piccole gite, con scuse di dubbia fede.