Parlava un giovane avvocato civilmente vestito.

Io ascoltai attentamente. Ma come il buon enologo distingue il vino artefatto dal vino sano; come l'acuto critico distingue le onde dello stile commosso per la tempesta della passione, dalla salsa bianca bechamelle, con cui si coprono gli insulsi avanzi del convito intellettuale degli altri; così io sentivo in quel discorso sopratutto la preoccupazione di parlare il linguaggio della passione fino a toccarne il vertice con questa frase risolutiva ed anarchica: «Abolite tutti gli uomini armati di denaro, di scienza e di intelligenza!»

O lavoratori, vestiti di nero, quando io sentii il disperato, furibondo vostro grido entusiastico, che accolse quelle parole, sorrisi.

«È scoppio di rabbia impotente, — mormorai fra me, — giacchè voi in realtà non avrete mai il coraggio di eseguire quest'ordine. Ci vuole altro che le braccia valide, e l'arma in tasca, o il piccone! E nè anche il vostro oratore oserebbe in caso di vera guerra, dare un tale ordine, perchè non è eseguibile; perchè il primo a saltare in aria sarebbe lui. Perciò egli è un falso profeta».

Questo pensiero soddisfece la mia ragione. Ma subito dopo la stessa ragione insorse e mi disse: «Se quegli è un falso profeta, monta tu su la tribuna e parla. Se i veri profeti si accontentano di sorridere filosoficamente, quale meraviglia se il falso profeta è ascoltato?»

È facile tranquillare la propria coscienza col dire: «Questa massa è bruta e brutta e perciò non darebbe ascolto alle tue egregie parole», come è facile uccidere l'animale dicendo col fisiologo: «esso ha meno sensibilità!» Ma è poi vero?

«Ma non sai tu, o orgoglioso, che chi ha sete, beve anche l'acqua infetta; e chi ha fame, mangia anche le materie luride? E chi sente l'enorme, inafferrabile oppressione sociale applaude a qualunque bestemmia pur che abbia sembianza di mezzo liberatore? Tu critichi e deridi il falso profeta. Ebbene, monta tu sul tavolo e parla: O lavoratori, se il mio abito è bianco mentre il vostro è nero, io non sono un ricco, non sono un privilegiato! Ascoltatemi! Privilegiati sono gli anonimi che voi vedete appena di sfuggita e a cui, pur troppo, fate reverenza! Questi privilegiati sono così potenti e sicuri che di voi non si preoccupano: essi formano il cocchio, il quale è convinto che sarà sempre sopportato dalle ruote; e le ruote siete voi! Noi, che leggiamo Platone in greco — come può attestare il postino — e vestiamo di candore l'anima e le membra, siamo le molle che cerchiamo di attutire gli urti fra il peso crudele del carro e i sobbalzi delle ruote infelici. Otteniamo per ora che gli individui che stanno sul cocchio, siano più umani e pesino meno; togliamo intanto dalla vita i bari che mettono in circolazione i falsi valori; acquistiamo, tutti, migliore coscienza; riformiamo l'inutile scuola dell'alfabeto, semplifichiamo e miglioriamo la vita! Dopo, il resto verrà da sè, quale esso sia: quale voi vorrete».

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Perchè io non ho parlato così?

Perchè a fare il profeta vero è difficile, e perciò bisogna scusare se vi sono molti falsi profeti.