— Ma no; soltanto ti faccio notare che sarebbe un bel pericolo per la classe dei barbieri se nella società futura si dovesse adottare questa moda. Anche la classe dei lavandai.... — stavo per soggiungere pensando alle camicie nere.
Ma egli mi osservò che il rasoio poteva servire anche per altri usi oltre a quello di radere la barba. Queste goffe facezie io me le sono permesse col barbiere, perchè è un buon figliuolo, come ho detto. Invece con un altro suo compagno, che aveva la camicia nera e ci trovammo accanto dal tabaccaio, io non osai fare motto.
Era una figura sbilenca e torva, e domandò al tabaccaio un toscano. Ma per tagliarlo in due egli non si valse della tagliola che era sul banco; ma con calma levò di tasca il coltello, aprì la lunga lama a molla e contemplando il livido acciaio, «Questa sanguisuga ci vuole!» disse con intenzione; e tagliò il toscano.
Il mio sentimento di vero profeta gli aveva preso subito il polso come una tanaglia e fatta cadere l'arma maledetta; ma la mia mano non si era mossa nè meno.
Anche senza ricordare i geniali studi del Lombroso, capii subito che a dirgli una parola come gli andava detta, si correva il rischio di mutare il proprio ventre in un cuscinetto per quello spillo.
E tacqui.
Mi sdegnai col mio silenzio, eppure tacqui. Fare il vero profeta è cosa difficilissima.
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La domenica, ad ora ben tarda, cessano i canti con sollievo delle Muse, ed i grilli riprendono l'impero della notte serena. I lavoratori ritornano non «alle risaie ed alle miniere» (che qui non sono), ma ai loro campi, ben fertili.
Io, per questi contadini di Romagna, aggiungerei una strofa, all'«Inno dei lavoratori» nella quale fosse raccomandata la solerzia e la passione per i lavori agricoli.