Però la mia ammirazione per un podere, davanti a cui mi avviene di passare sovente, giunge a così alto grado che ne sono commosso. Chi sia il proprietario, non so; ma il contadino dev'essere una persona degna del più grande encomio. Il suo campo non ha bisogno di confine: si distingue come una persona pulita fra gente sudicia. Un filare di viti, erette sul filo metallico, profondamente pampineo, ingemmato di grappoli perlacei ed amaranto, si dilunga accanto all'altro filare del podere confinante, i cui tralci, come braccia stanche ed inerti, cadono a terra. Su la presa del terreno, scuro, profondamente smosso e senza una stoppia, s'erge il candore de' buoi aranti, nè manca alcuna leggiadra pianta di ornamento attorno alla casa: la siepe è rasa e folta con alberelli di melagrano; l'aia sgombra, i pagliai densi.

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Sì, io vorrei essere come uno di quei re che si trovano nei racconti, i quali andavano soli, sotto altro sembiante, visitando il loro reame. Essi erano dei veri rappresentanti della Provvidenza, e giungevano sempre in tempo per sorprendere il lupo nell'atto che sta per abbrancare l'agnello; per strappare con mano sicura il sipario della menzogna e mostrare la Verità che gira il suo umile arcolaio, come la Margherita del «Fausto».

Oh, mia anima infantile, come fremevi di gioia quando il re svelava ad un tratto il suo incognito! La giustizia sorrideva presso il trono di Dio, e il diritto divino dei re mi appariva come la cosa più bella e naturale del mondo.

Alla lettura di queste fiabe di re-provvidenza io devo il mio sentimento monarchico. Ma da quando i re non viaggiano più in incognito; da quando non fanno più strage di uomini malvagi; da quando il loro potere è delegato ad una gerarchia di persone dai nomi ignoti, il mio sentimento di fedeltà monarchica si è molto intiepidito.

Ebbene: se non re alla maniera antica, vorrei essere ministro alla maniera moderna. Io credo che un ministro possa decorosamente presentarsi in incognito ed abbia tanta autorità, da distribuire un'onorificenza anche fuori delle consuetudini e delle gerarchie.

Questa splendida idea di fare, ad esempio, «cavaliere del lavoro» il villano, sorrise ieri mattina con giovanile entusiasmo alla mia fantasia.

Ieri la trasparenza azzurra della breve notte di estate non ebbe interruzione di luce, giacchè tra il cadere ed il sorgere del sole, si accese nel cielo la più bella luna che mai l'agosto abbia veduto nascere (dopo quelle descritte da Virgilio).

Conviene sapere che io ero rimasto sino alle tre dopo la mezzanotte alla città vicina, dove è un grande ritrovo mondano, e in esso un casìno che porta un titolo molto onorevole e signorile. Nelle ore piccole vi si lavora al macao, al trenta e quaranta e specialmente alla roulette.

Quella notte funzionava la roulette. Anche in questo esercizio del giuoco il sesso femminile era in soprannumero. E mentre l'uomo — una fila rigida di grandi sparati — serbava una impassibilità che parea compostezza; la donna invece appariva incomposta. I monili, le carni, le chiare lievi vesti, le pupille brillavano di un fascino ardente e divoratore, contro cui la virtù ha bisogno di tutte le sue corazze. Ogni tanto una di quelle mani che pareano scolpite nel pallido corallo s'avanzava per deporre o ritirare la pila dei gettoni. Oh, fragile essere insaziabile e bellissimo! Io mi meravigliai che tutta quella gente non si vergognasse di essere sorpresa da me in quella operazione del giuocare, perchè molti erano a me noti, molti erano professionisti, cavalieri e funzionari pubblici. Ma la loro pupilla, che s'abbattè con la mia per un attimo, si meravigliò specialmente per la mia meraviglia.