Questo piccolo tenimento rappresentava, appunto appunto, quello che io vorrei avere, e non ho. Così è! Spesso io mi sono sognato di possedere presso il mare una casetta adorna: io dico presso il mare, non soltanto perchè molto amo il mare, ma perchè due cose mi piacciono che sono in antitesi: stare fermo e viaggiare. Ora il mare, aperto davanti a me, mi pare una strada la quale conduca in giro per tutto il mondo e conduca anche nell'azzurro del sogno e del cielo. Vorrei avere una casetta adorna e piccola, «parva sed apta mihi», (Oh, felice te, Lodovico Ariosto!), con intorno un po' di terra coltivata, assai bene, come con religione. Spesso ho sognato di levarmi nel mattino già luminoso, e in cambio dei libri e della penna, ho sognato di prendere il rastrello e la forbice del potatore. Io non ho voluto, nè meno nel sogno, una villa grande e fastosa: un mausoleo di marmi che mi mortifichi col suo lusso, un inutile giardino. Le piante che dànno il frutto hanno anch'esse il loro fiore al loro tempo. Tale, come io vagheggiava nell'illusione del sogno, era la villa utile di quell'uomo felice. Il frutteto, la vigna, il prato avevano il loro posto e si sentiva come la giocondità delle piante che vivevano la loro vita beata e feconda. Le piante sono, in verità, come filtri del veleno dell'aria: ma io le considero ancora come filtri del veleno della vita sociale.

— Bello! — esclamai.

— Sì, bello, — ripetè il signor Isidoro, — e tanto più se lei considera che pochi anni addietro qui non erano che monti di arena: le pianticelle erano inesorabilmente uccise l'inverno dal vento del mare. Qualunque altro avrebbe disperato di riuscire; ma mio babbo non disperò.

— E suo babbo che ha creato questo giardino?

— Mio babbo, appunto. Egli si era innamorato di questo luogo, e si era messo in testa di ricavarne un giardino: mio padre fu sempre così: messa in testa una cosa, la voleva vedere finita. L'inverno, con dei furiani terribili, attaccava il cavallo e veniva qui a coprire le sue piante con la premura di una madre che ha paura che i figli siano scoperti nel letto. Ma le piante morivano lo stesso. Allora, contro il mare, cominciò a costruire quel grande bastione di sabbia che vede là, ed a piantarci delle marruche. Anche quelle non volevano vivere, finchè una pianta cominciò ad aiutare l'altra, e venne su una bella selva alta: eccola.

Era una boscaglia aspra, irta di selvagge marruche, che salivano e coprivano un alto riparo a difesa del mare.

— Quando ci soffia il vento per davvero, — disse il mio ospite, — deve sentire che musica! Bene: queste piante selvatiche furono la difesa delle piante gentili. Ora noi ricaviamo da quella piccola vigna quasi due castellate d'uva: non è un gran vino, ma sapido, frizzante, proprio fatto per bere qui, l'estate.

— E il suo signor padre, — io chiesi, — è ancora in vita?

— E in gamba, oltre che in vita! Vede quell'uomo là? (nel frutteto c'era un vecchio che io avevo giudicato per il contadino): quello è mio padre!

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