Adunque in quella villa vi erano tre generazioni: esse, dal vecchio che lavorava la terra alla signorina che era abbonata alla «Gartenlaube», bene potevano rappresentare la storia evolutiva di quella famiglia. Questa seconda parte del mio pensiero la ritenni per me, e non riferii che la prima parte con parole di alto elogio.
— E quando viene il bambino della mia maggiore, allora c'è anche la quarta generazione, — concluse sorridendo il signor Isidoro.
*
Quando uscii dalla villa, mi abbattei in un certo tale che fa da mediatore, e conosce vita e miracoli di tutta la gente che è qui. Gli domandai dunque se quella famiglia del signor Isidoro era ricca.
— Lo sono diventati, — mi rispose. — Quel vecchio che pare ancora un contadino (a me pareva nobile come l'antico Laerte, padre di Ulisse, nel fiorente pometo) quello è il nonno grande. Lui da giovane ne aveva quanto ne ho qui su la mano: ma dormire, dormiva poco; e quando dormiva, sognava quello che doveva fare il giorno. Girava per le fiere, si metteva in mezzo ai contratti, sempre con l'orecchio alzato, chè se c'era un affare buono, il primo a sentirne l'odore era lui. Per le cose della terra, pel bestiame, bravo poi! E così, un po' per volta, ha fatto fortuna; e cominciò a speculare sul valore di queste arene, che allora si compravano per niente, e oggi lei sa quel che costano. Quando si è fatta fortuna, può accadere una delle due: o i figli consumano e sciupano quello che il loro padre ha messo da parte, e allora gira la ruota e si comincia da capo; o i figli buttano bene e si diventa signori. Il signor Isidoro è anche più bravo del padre: ha fatto in fretta a mettere insieme le migliaia; il merito più grande però è del vecchio che ha saputo piantarsi coi primi scudi.
Io ho chiesto al mio interlocutore se il vecchio sapeva leggere il libro dell'«Immortalità dell'anima» di Platone.
— Nè leggere, nè scrivere, — rispose. — Anzi per ricordarsi faceva dei segni. Doveva riscuotere da un fabbro? disegnava una tenaglia; doveva trattare con un medico? disegnava una croce; e così via.
Il sensale proseguiva a parlare. Ma io ero assorto in ben altro: «Evidentemente, — pensavo, — per farsi una villa, non pare che sia necessaria la lettura dell'«Immortalità dell'anima» di Platone».
X. I martiri dello stomaco.
La Giovanna (una delle venditrici del mattino) è una bestia da tiro. Suo marito, il pescatore, sembra un bruto. La loro casa è un porcile, benchè non posseggano il porco: ma le mirice, cioè i tamarischi, vi crescono attorno, e il mare vi alita la sua purità.