*
Molte volte io mi ero fermato per vederla passare, perchè ella era ben strana! Un volto scialbo, glabro, con due labbra sprezzanti, due grandi attoniti occhi, fissi davanti a sè.
Andava scalza e trascinava con moto serpentino certi abiti negletti e cadenti, come persona che si è più coperta che vestita. Così senza calze e in pianelle per la campagna, difendeva il capo ed il volto con un sontuoso cappello alla moda, che teneva le veci di ombrello; perchè dalle falde larghissime cadevano in disordine densi e preziosi veli per ogni lato, candidi ed azzurri, come se mostruosi e artefici ragni vi avessero intessute le enormi loro tele.
Magra, piccina ella era: di indefinibile età giovane.
Ma dove avevo io mai veduto costei prima d'allora? Eppure io l'ho veduta.
Ne domandai a qualcuno dei giovani che hanno per mestiere di scovare le donne: ma non ne sapevano nulla; anzi non l'avevano notata, tanto vivea solitaria. Ma un giorno che si fermò dal parrucchiere, il cui garzone, quello che porta Carlo Marx alla catena, accumula per le circostanze anche il mestiere dell'orologiaio (si fermò a riprendere il suo orologio), io mi accostai per sentire il suono della sua voce. Era una voce calda, esercitata, profonda. «Oh, una lira basta!» aveva detto: levò da un borsellino, tanto minuscolo per quanto grande era il cappello, la moneta, la squadrò con gli occhi grandi di miope, la buttò lì e s'allontanò seccata.
Ma io già udii quella voce in grida di Valchiria, in gemiti di cavalla nitrente, io vidi quella zingara già vestita da regina, quella piccola figura già la ammirai sollevarsi, contorcersi sotto il soffio della passione. Dove?
Sul palcoscenico.
Quel minuscolo piede, allora senza calze, difeso da una ciabatta di pezza, che pareva compiacersi nell'insolentire contro la polvere bianca, sollevandola a nembi (disprezzo agli altri, incenso a sè?), dunque vidi calzato di sottile, eretto coturno?
Ma come mai un'attrice di grido, una dea dell'Olimpo, qui? in quest'angolo di terra, ignoto alle guide ed alla geografia?