— Perchè — disse sdraiandosi di nuovo, — le cose stanno così: il nostro secolo è sotto la speciale costellazione del dio Mammone! Io, marchese Ippolito di Torrechiara, posso dolèrmene; ma non posso distruggere l'influsso del dio Mammone. Perchè.... — e si voleva alzare ancora come chi cerca qualcosa.

Aquilino si offerse; ed il marchese disse: — Allora togliete quel libro che sta sul leggìo.

Aquilino tolse. Era un libro legato in vecchio cuoio con molti nastri di sargia pendenti; e come il marchese lo aperse su le sue ginocchia, apparvero nella pagina gialla nitide ottave.

— Perchè io — disse puntando il dito e l'unghia sopra un'ottava — posso approvare quello che dice il paladino Orlando in difesa del nobile mestiere delle armi:

Ogni gentiluomo naturale

Viene obbligato, per cavalleria,

Di esser nemico ad ogni disleale,

E far vendetta de ogni villania.

Ma a patto di possedere Durlindana, la spada miracolosa che spezza i monti e taglia a fette i marrani; altrimenti si rimane pesti e buffi come Don Chisciotte. Io ammiro ciò che dice il prefato paladino Orlando: